venerdì 30 novembre 2007

Downlovers.it: scaricare musica gratuitamente e legalmente

Perché acquistare musica quando la si può ottenere gratuitamente su internet?
Non vi voglio incitare alla pirateria dei brani musicali ma parlarvi di un servizio innovativo e per di più tutto italiano: Downlovers.it .
Dietro a questo sito c'è un'idea geniale: offrire musica gratuitamente perché pagata dalla pubblicità.
Una volta iscritti infatti, possiamo scegliere un brano tra i tanti presenti nel numeroso catalogo e prima di scaricarlo viene trasmesso un brevissimo spot di 15-30 secondi che serve per pagare l'artista e la casa discografica che detiene i diritti.
Niente di più semplice e c'è da sottolineare che all'interno del file scaricato non vi è presente alcuna pubblicità.
Il formato audio e WMA protetto e quindi compatibile con la maggioranza dei lettori presenti sul mercato ad eccezione dell'Ipod. Questo forse è un grosso limite ma si è solo all'inizio e probabilmente si troveranno in futuro nuove soluzioni.
Essendo file protetti, la prima volta che li apriamo con Windows Media Player dobbiamo rimanere collegati a internet con il sito aperto in modo tale da ricevere la licenza. Questa procedura avviene solo al primo ascoltodopodiché possiamo far partire il nostro file in un numero infinito di volte.
Altri limiti sono nella masterizzazione che si può effettuare al massimo 5 volte. Masterizzare i brani è anche un modo per bypassare il problema della riproduzione su lettori mp3 che non sopportano il formato audio WMA come il già citato Ipod. Infatti, una volta riversati i brani su di un cd, si può tranquillamente trasformare e registrare i brani sul computer nel formato libero mp3 che funziona ovunque.

Finalmente nel mercato musicale qualcosa si sta muovendo e iniziative del genere sono da apprezzarle e diffondere il più possibile. Trovo che la strada intrapresa sia quella giusta per trovare un punto d'incontro tra chi non vuole pagare la propria musica preferita e chi invece attacca la pirateria per difendere il copyright.
In questo senso ricordo il già citato We7.com, sito ideato dal celebre musicista inglese Peter Gabriel da dove si possono scaricare, sempre in maniera legale e gratuita grazie alla pubblicità, brani musicali questa volta nel più comune formatomp 3. Ogni file scaricato avrà all'inizio meno di 10 secondi di pubblicità: è il "prezzo da pagare" per remunerare gli artisti senza dover spendere un centesimo di euro. Qui troverete soprattutto canzoni di artisti di case discografiche indipendenti, cosa che potrà sicuramente far piacere agli appassionati di musica che non ascoltano solo gli artisti più famosi. Inoltre si dà la possibilità ai giovani musicisti di pubblicare la propria musica ottenendo anche loro un guadagno dalla pubblicità, cosa molto utile anche per farsi conoscere.

Al momento mi sto ascoltando la canzone "Proibito" dei Litfiba scaricata gratuitamente da Downlovers.
Cosa aspettate, andate sul sito e scaricate le vostre canzoni preferite!

domenica 25 novembre 2007

Essere garantisti con Cosa Nostra


Ogni volta che si pensa che il Ministro di "Casta e Ingiustizia" Clemente Mastella abbia toccato il fondo con i suoi comportamenti e provvedimenti, c'è sempre un colpo di scena che fa ancora più indignare.
Questa volta riguarda una fiction che doveva andare in onda martedì 27 novembre su RaiUno che si intitolava "La vita rubata". L'argomento trattato era la barbara morte di Graziella Campagna (nella foto - fonte Ammazzatecitutti), ragazza di 17 anni che venne uccisa a Forte Campone il 12 dicembre 1985 per mano della mafia.
Cosa aveva fatto di male?
Semplice, sapeva troppo.
Lavorava in una piccola lavanderia a Villafranca Tirrena per 150 mila lire in nero al mese che servivano per aiutare economicamente la sua povera famiglia molto numerosa: oltre ai genitori, erano 7 fra fratelli e sorelle.
Qualche giorno prima della sua uccisione, l'allora latitante Gerlando Alberti jr., nipote di Gerlando Alberti Sr. boss della mafia siciliana conosciuto come "U paccarè", portò i suoi vestiti nella lavanderia dove lavorava Graziella.
Dentro una camicia, la ragazza trovò un'agendina con dentro delle informazioni segretissime di cui nessuno doveva essere a conoscenza.
Quella scoperta fu la sua condanna di morte.

Alle ore 20 di quel piovoso 12 dicembre del 1985, come ogni sera Graziella stava aspettando l'autobus che l'avrebbe riportata a casa, aSaponara. Purtroppo non entrò mai in quell'autobus perché fu caricata su di un'auto che la portò a Forte Campone a pochi chilometri di distanza in un luogo molto isolato. In un prato, in mezzo al fango, spararono contro di lei 5 colpi con un fucile a canne mozza. Fu colpita al braccio con il quale tentava in vano di ripararsi, il viso, lo stomaco e la spalla. Come se non bastasse, quando cadde a terra fu colpita alla testa da un altro pallettone che le sfondò il cranio per poi piantarsi nel fango.

Dopo ben 19 anni, due ex latitanti, il già citato Gerlando Alberti jr. e Giovanni Sutera, già precedentemente accusato di omicidio e tentata rapina, furono condannati in primo grado all'ergastolo dalla Corte di Assise di Messina. Oltre a loro furono condannate a due anni per favoreggiamento Franca Federico e AgataCannistrà, rispettivamente la titolare della lavanderia e la collega di lavoro di Graziella.
Ma con l'indulto si è avvantaggiato anche Gerlando Alberti jr. uscendo prima dal carcere di Parma dove nel frattempo stava scontando altri reati.

Perché non trasmettere una storia simile in televisione?
Il presidente della Corte di Appello di Messina, tramite Clemente Mastella, ha chiesto alla Rai di sospendere la fiction per "non turbare la serenità dei giudici" in quanto il 13 dicembre ci sarà l'udienza d'appello. La televisione pubblica ha accolto la richiesta.
"Turbare la serenità dei giudici"... Ma che senso ha?
Come si fa solamente a pensare una cosa del genere quando questa storia di sangue e di mafia costituisce un fatto ben noto di cronaca, di cui già aveva parlato Engo Biagi in una puntata del suo ultimo programma "Rotocalco Televisivo"?

Clemente Mastella avallando la richiesta assurda della Corte di Appello di Messina ha fatto una cosa grave e ancora mi domando per quale motivo ricopra l'incarico di Ministro della Giustizia.
Sono pienamente d'accordo con le parole di Beppe Fiorello che nel film interpreta Piero Campagna, il fratello carabiniere di Graziella che per primo riconobbe il corpo sfigurato di sua sorella: "Così la povera Graziella viene uccisa due volte". "Mi piace raccontare storie che nessuno conosce e che invece meritano di essere raccontate qui c'è una ragazza morta barbaramente per aver incrociato sulla propria strada Cosa Nostra e c'è un fratello, Pietro, che ha dedicato la vita a ridare dignità alla propria famiglia" ha aggiunto. Infine ha fatto una giusta critica alla giustizia del nostro Paese, dove hanno più garanzie i delinquenti che le vittime: "poteva essere un modo per aiutare i Campagna. Invece, e parlo da cittadino non da attore, offriamo ulteriori garanzie a questi assassini che da oltre vent'anni la scampano. Dispiace constatare che preferiamo atteggiamenti garantisti a vantaggio di chi queste garanzie non le deve avere avendo calpestato una vita così giovane. Siamo in un Paese in cui la verità è calpestata, insabbiata, incerottata. Mi auguro che la situazione si sblocchi: il pubblico deve conoscere questa storia".

Un ulteriore buon motivo per cacciare Clemente Mastella dal suo ruolo nel governo. Un uomo di un piccolo partitino come l'Udeur non può avere un potere così grande ed usarlo in modo quanto meno inopportuno, tanto per fare un eufemismo.
Anche questa vicenda è perfettamente inquadrabile con una celebre frase che Mastella pronunciò di fronte ai detenuti di Regina Coeli: «sarò sempre più vicino a voi e sempre meno ai magistrati».

Vi ricordo che chiunque di voi è d'accordo con la frase "La magistratura è stata fermata dalla politica. Una volta, nel 1992, con Falcone e Borsellino si usava il tritolo. Oggi interviene direttamente il ministro della Giustizia" che ha causato la querela a Beppe Grillo, firmi qui.
Per ulteriori informazioni, leggete il mio post "Ammastelliamoci tutti!" .

mercoledì 21 novembre 2007

Rivotiamo.it: dubbi sulla sua serietà

Non finiscono i proclami trionfalistici di Silvio Berlusconi dopo i 10 milioni di firme che è riuscito a raccogliere per chiedere la caduta del governo Prodi.
Molti dubbi però ci sono dietro la veridicità di un numero così inverosimilmente elevato.
La prima cosa evidente è la rapida crescita della cifra che domenica sera ammontava a 7 milioni, il giorno dopo arrivava ne "Il Giornale" a 8 milioni, fino ai famosi 10 milioni raggiunti nel corso della stessa giornata. Per carità, tutto può essere ma ciò vorrebbe dire che centinaia di migliaia di persone ogni ora si sono messe a firmare.

La cosa che più genera stupore e a volte ilarità è il sistema di firma elettronica, totalmente gratuito, a disposizione di tutti nel sito www.rivotiamo.it .
Nel mio post di ieri vi avevo fatto notare un video, pubblicato anche sul blog di Beppe Grillo, dove si dimostra come sia estremamente facile utilizzare nomi fittizi come ad esempio un Babbo Natale napoletano.
La firma era considerata valida da chi aveva creato il sito e all'inizio anche conteggiata.
In seguito probabilmente si saranno resi conto che molti si divertivano ad usare nomi di fantasia e quelli più eclatanti come Karl Marx e Adolf Hitler hanno provveduto a cancellarli.

Sul sito, per eliminare ogni dubbio, è presente anche una lista dei firmatari con una nota iniziale che sottolinea come verranno cancellate le firme false dei burloni:

"Il numero di protocollo totale delle firme indicato nell'elenco sottostante è superiore a quello delle adesioni certificate, perchè depurato dalle adesioni palesemente false che simpatizzanti del governo inseriscono per disturbare la nostra iniziativa."

Non solo si potevano falsificare le firme digitandole manualmente, ma si potevano realizzare programmini molto semplici che automatizzavano il tutto generando nomi, cognomi, CAP ed email casuali combinando lettere e numeri.
Guardate ad esempio questo video:



Come è stato specificato nel filmato, dati così falsi sono facilmente riconoscibili e quindi eliminabili.
Diverso il discorso se si prendono i dati ad esempio dalle liste elettorali o da siti come questo: http://www.fakenamegenerator.com/ .

Sicuramente prenderanno nuove misure come ad esempio l'identificazione del numero IP per non far firmare più di una volta da uno stesso computer.
Anzi, a detta del responsabile comunicazione elettorale e internet di Forza Italia, l'On. Antonio Palmieri, tali misure sono state già prese in considerazione come si legge da questa lettera inviata oggi a "Punto Informatico":

"Da antico iscritto a PI, ringrazio per l'attenzione riservata a www.rivotiamo.it Ogni iniziativa può essere criticata e la nostra non fa eccezione. Per valutarla compiutamente però bisogna considerare una serie di elementi che voglio condividere con i lettori di PI.

Premessa. Rivotiamo.it era parte di una azione molto più ampia. La mobilitazione era incentrata sui gazebo, punto di raccolta dei moduli inviati a casa dei soci di Forza Italia e luogo aperto a tutti i cittadini che avessero condiviso la raccolta firme. Dato il numero degli utenti della Rete e le abitudini di uso dell'internet in Italia, era evidente che l'obiettivo dichiarato della mobilitazione, cinque milioni di firme, si sarebbe raggiunto tramite i gazebo. Rivotiamo.it era il "supergazebo" on line, destinato a raccogliere le adesioni di quanti erano impossibilitati a recarsi fisicamente ai gazebo. Per questo l'obiettivo di Rivotiamo era di 50.000 adesioni, pari all'uno per cento del totale.

Ciò premesso, abbiamo scelto di rendere il più semplice possibile l'adesione on line e insieme messo in atto alcune misure per garantire che le adesioni fossero vere: filtro ip; presidio con cancellazione delle iscrizioni palesemente false; avvertenza posta all'inizio della lista dei firmatari; visibilità del registro degli aderenti, con tanto di nome e indirizzo, per dare massima trasparenza alla raccolta adesioni.
Siamo stati travolti anche noi, come ai gazebo, dal successo dell'iniziativa. Nei prossimi giorni completeremo la pulizia della lista delle firme raccolte nel fine settimana.

Concludo invitando a guardare non il dito ma la luna:
a) Come è avvenuto il 14 ottobre, anche lo scorso fine settimana c'è stato un grande evento di partecipazione popolare. Al di là di come ciascuno la pensi, questo è un bene per la democrazia e per l'Italia.
b) Rivotiamo.it ha confermato il ruolo della Rete come uno dei luoghi che favoriscono la partecipazione dei cittadini alla politica. Oltre all'adesione on line, migliaia sono stati i moduli raccolta firme scaricati e restituiti compilati via fax o ai gazebo. Anche questo dovrebbe far piacere a chi "ama" internet.
c) È evidente che sia per garantire la fondatezza di questa iniziativa che per coinvolgere i firmatari in future mobilitazioni a noi interessa che le adesioni, su carta e on line, siano tutte vere. Se avessimo voluto sparare numeri a casaccio per andare sui media ci saremmo comportati ben diversamente, come altri fanno senza alcun problema. A noi invece interessava un bel risultato e porre le premesse per un rapporto diretto con i nostri sostenitori.
Questo è ciò che abbiamo realizzato.

Grazie per l'attenzione."

Vi convince?
A me i dubbi iniziali restano e continuo a pensare che quella di domenica è stata solo un'operazione di marketing.
Ben diverso dal Partito Democratico o da quello che sarebbe dovuto essere il suo omologo nel centrodestra.
Qui non si è scelto nessun leader ma ha fatto tutto il Cavaliere senza far sapere niente fino all'ultimo ai suoi elettori.
Bel concetto di popolo e di democrazia!

A proposito vi posto qui sotto l'ultimo articolo di Beppe Grillo "L'informazione è alla base della democrazia", di cui ne condivido pienamente l'analisi:

"Tutti sanno che Forza Italia è (era?) un partito di plastica. Lo psiconano lo ha confermato domenica. Un partito non si scioglie per volontà di una sola persona. Si tiene di solito un congresso degli eletti, si discute del programma, del nuovo nome. Poi si decide a maggioranza. Così avviene nelle democrazie. Nessuno dei suoi sottopancia, reggicoda, portaborse ha fiatato. E si capisce, senza di lui dove vanno? Sono semplici cortigiani.Il suo partito, comunque lo voglia chiamare, è suo di lui, proprietà privata, una organizzazione telecratica con obiettivi di controllo e di lucro.
I partiti hanno ucciso quel poco che era rimasto della democrazia eliminando il voto di preferenza. La prima azione dell’Unione doveva essere la restituzione di un diritto fondamentale ai cittadini: quello di scegliersi il candidato. Non è successo. Ora si discute di proporzionale alla tedesca, di maggioritario alla svizzera e di doppio turno alla francese. Ma di cosa stanno farneticando? Nel 2005 avete adottato la messa in c..o all’italiana con la nuova legge elettorale, di questo dovete parlare.
Nessuno che faccia una premessa, che dica che se si copiano i meccanismi elettorali di una democrazia bisogna adottarne prima le basi, i fondamentali.
Ed è un punto cardine in Germania, in Spagna, in Francia, in ogni Paese degno di questo nome, che non si può avere una presenza dominante nell’informazione e, allo stesso tempo, fare politica. Per gli altri partiti è come combattere contro il campione dei pesi massimi con un braccio legato dietro alla schiena.
Il fenomeno Berlusconi non è compatibile con la democrazia. I suoi giornali, le sue televisioni non sono compatibili con la sua presenza in politica. Di questo devono discutere subito Veltroni, Prodi, Fini, Bertinotti e tutti gli altri: di una informazione democratica, non di sigle e percentuali. Ma non lo faranno perchè, anche loro, ne hanno dei benefici.
La democrazia è diventata marketing. Lo Stato è fuori dal controllo dei cittadini. Riprendiamoci l’informazione.
V-day - 25 aprile - V-day – 25 aprile."

martedì 20 novembre 2007

Il nuovo "lifting" di Berlusconi

Il 18 novembre 2007 Silvio Berlusconi in un solo giorno è riuscito a cancellare un partito e crearne uno nuovo. La decisione è stata talmente frettolosa che ancora si deve scegliere il nome: o "Partito del Popolo della Libertà" o "Partito della Libertà".
Questa è una vera operazione di marketing priva di un valore politico, aldilà di ogni rosea previsione sondaggistica.
Già Forza Italia, nata il 18 gennaio 1994, era esclusivamente un partito leaderistico e ora sostanzialmente si ripropone la stessa cosa cambiando solamente il nome.
D'altronde Berlusconi è un imprenditore e sa bene che spesso per vendere un prodotto che non compra più nessuno basta cambiare il nome o aspetti marginali per riproporlo nel mercato come oggetto nuovo e di tendenza. Questo ha in sostanza fatto con il Partito del Popolo della Libertà (o Partito della Libertà), confermando la sua egemonia assoluta nelcentrodestra.
Fini potrà continuare a dare interviste, smarcarsi, comportarsi da ex-fascista attaccato alle istituzioni democratiche, ma sarà sempre tutto inutile finché ci sarà il Cavaliere. «Dalla fogna li ho fatti uscire e nella fogna li faccio tornare»: questo è la minaccia di Berlusconi ad AN e al suo leader.
Anche Pier Ferdinando Casini non è escluso e non ha alcuna chance di diventare capo di un governo di centrodestra se Berlusconi non vorrà.

Ecco la proclamazione che ha fatto Silvio Berlusconi del nuovo partito di fronte ai suoi sostenitori:



La cosa che trovo più incredibile è il suo dire che questa nuova formazione politica sia nata dal basso attraverso le firme di 10 milioni di persone che hanno chiesto di mandare a casa Romano Prodi e il suo governo.
Come si fa a dire questo se nessuno sapeva che da lì sarebbe nato un partito? Dove sarebbe la scelta del popolo?
Ha fatto tutto il Cavaliere, ha scelto (quasi...) il nome, ha sciolto Forza Italia senza un congresso, un convegno e tutte quelle cerimonie che ogni volta si ripetono quando c'è un passaggio politico storico.
Forse il "popolo" potrà scegliere il capo di questo partito come nel Partito Democratico? No, il capo è lui e nessuno lo deve mettere in discussione!
Ma allora finiamo di prenderci in giro e rendiamoci conto della gigantesca bufala che ha il solo scopo di continuare a far parlare di lui e tenerlo al centro dell'attenzione.
Forza Italia, nel bene o nel male, era una vera novità. Nasceva dal nulla e rappresentava il nuovo dopo il crollo dei partiti storici avvenuto in seguito all'inchiesta "Mani pulite".
Forse Berlusconi ha capito che ora aveva perso quell'immagine fresca e pura che sembrava avere all'inizio e con questa "rivoluzione" vuole ricostruirsi una sorta di "verginità" politica.

Si è detto e scritto che nei gazebo, su internet, da telefono fisso e con gli sms abbiano votato 10 milioni di persone per chiedere di ritornare alle urne. Le cifre sono veramente esagerate e bisognerebbe sinceramente documentarle.
10 milioni è tantissimo, ancora di più dei 4 milioni (me compreso) che hanno votato per il Partito Democratico. Soprattutto stupisce l'incremento repentino di tale cifra che è passata rapidamente da 7 a 10 milioni nel giro di poche ore.
Ecco a tal proposito cosa ha scritto Michele Serra su "la Repubblica" all'interno della sua solita rubrica "L'Amaca":

"Neanche il tempo di riflettere sui sette milioni di firme raccolte sotto i portici, durante il passeggio domenicale, e già il "Giornale" esce in edicola annunciando che i milioni sono otto. Considerando che tra il proclama diBerlusconi e la chiusura in tipografia del "Giornale" sono trascorse poche ore, questo significa che ogni mezza giornata le firme aumentano di un milione, e dunque entro venti giorni avrà firmato la totalità della popolazione italiana, me compreso.
Poiché alla matematica non ci si può ribellare, devo solo decidere dove firmare. [...]"

Certo, che se poi alcuni hanno firmato gratuitamente sul sito www.rivotiamo.it ...



Devo dire che come sempre Berlusconi ha una gran faccia da... Vi lascio facilmente immaginare la parola mancante.
Gli dedicherei la bella canzone "Che bella faccia" di Daniele Silvestri presente nel suo nuovo album "Il latitante".
Guardate questo video che ho trovato su YouTube che utilizza proprio la canzone citata:



Ora ci sarà da scegliere anche l'inno di questo nuovo partito. Visto che il Cavaliere richiama spesso nei suoi proclami il popolo, gli suggererei questo:



Secondo me non lo prenderà nemmeno in considerazione...

lunedì 19 novembre 2007

John Titor, l'uomo venuto dal 2036

John Titor, sarebbe un soldato americano venuto dal 2036 per risolvere un problema informatico che si verificherà nel 2038.
Queste notizie si sono avute da un forum americano dove, per 5 mesi tra il 2000 e il 2001, avrebbe scritto direttamente questo soldato parlando del suo viaggio nel tempo.
Con il nick iniziale "Timetravel_0", John Titor ha fatto subito una rivelazione: entro un anno, cioè nel 2001, il CERN avrebbe scoperto le basi scientifiche per costruire la macchina del tempo, la quale sarà realizzata per la prima volta nel 2034. Questa prima predizione, a differenza di altre che ha fatto in seguito, per il momento si è verificata perché realmente nel 2001 il CERN annunciò di aver fatto una scoperta che potrebbe permettere in futuro di viaggiare nel tempo. Tale teoria si basa su studi approfonditi dei buchi neri.
Ecco l'immagine della macchina "C204" utilizzata dal soldato che sarebbe istallata in una Chevrolet Corvette del 1966 (fonte Johntitor.homepc.it):


Per quale motivo sarebbe tornato nel passato?
Innanzi tutto Titor spiega che la sua missione lo ha portato ad andare nel 1975 per recuperare un computer, l'IBM 5100. capace di risolvere un problema del sistema UNIX che si verificherà il 19 gennaio 2038. Per quella data, il sistema si resetterà al 13 dicembre 1901 per una ragione di overflow. Il motivo è un po' lo stesso che, senza i grandi interventi tecnici per scongiurarlo, avrebbe causato il "Millennium Bug". In UNIX la data è misurata in secondi e nel 2038 verrebbero occupati il massimo delle variabili disponibili.
Possibile però che solo questo vecchio computer IBM sia capace di risolvere tale bug?
Ebbene, l'IBM 5100 ha un'importante caratteristica: è capace di utilizzare vari sistemi operativi, sia quelli più moderni che il vecchio UNIX. Questa è una caratteristica nascosta dall'IBM, cosa che si legge direttamente da un commento diTitor:

«Io sono stato "inviato" per prendere un computer IBM denominato con la sigla 5100. È stato uno dei primi computer portatili prodotti e ha la capacità di leggere i più vecchi linguaggi di programmazione IBM in aggiunta a APL e Basic. Il sistema ci serve per "debuggare" vari programmi per computer nel 2036. UNIX ha un problema nel 2038. Nella mia worldline, è noto che la serie 5100 è capace di leggere tutto il codice IBM scritto prima dell'uso diffuso di APL e Basic. Nel 2036, fu scoperto (o almeno, si è saputo dopo dei test) che il computer 5100 era capace di leggere e modificare tutto il codice scritto da IBM prima del rilascio di quel sistema e che era capace di creare nuovo codice in APL e Basic. Questa è la ragione per cui ne abbiamo bisogno nel 2036. Comunque, IBM non ha mai pubblicato questa informazione perché avrebbe probabilmente distrutto una gran parte della loro infrastruttura commerciale nei primi anni settanta. Infatti, ci scommetterei che agli ingegneri venne detto di tenere la bocca chiusa.»

Effettivamente solo nell'agosto 2004 Bob Dubke, uno dei tecnici che progettò il computer, rivelò questa caratteristica tenuta fino allora segreta dall'IBM.

A questo punto John Titor avrebbe terminato la sua missione e sarebbe dovuto ritornare nella sua linea temporale. Così non fece perché dal 1975 andò nel 1999 rimanendo per ben 3 anni. Perché si fermò in questo tempo?
Titor spiega che il motivo sta in una promessa fatta a suo nonno nel 1975. La promessa consisteva nell'andare nel 1999 prima dell'anno 2000. Cosa c'è dietro a tale promessa non è molto chiaro. Tuttavia fa degli strani discorsi sul "Millennium Bug", cosa che fa presumere un suo probabile intervento nell'aver scongiurato tale evento. Averlo evitato potrebbe però aver generato conseguenze più gravi nel futuro.
Così fa intendere facendo uno strano accostamento tra il "Millennium Bug" e Pearl Harbour:

"DOMANDA: «Come fa a non preoccuparvi che le persone possano morire a causa della vostra inerzia e che trovate "moralmente sbagliato" il fatto di poterci influenzare nel salvarci con un nostro coinvolgimento attivo?»
RISPOSTA DI TITOR: «Non sono sicuro di aver detto che la cosa non mi preoccupava, ho solo affermato che non avrei interferito con intenzione. Nuovamente mi rifaccio ad un esempio storico. Prima chePearl Harbor venisse attaccata nel 1941, un piccolo gruppo di soldati US stavano sperimentando una nuova tecnologia chiamata RADAR. Appena gli aerei giapponesi iniziarono a volare sull'isola, loro effettivamente li catturarono in tempo per evitare l'attacco a sorpresa. Sfortunatamente non conoscevano molto le loro apparecchiature e il risultato fu che il lavoro non venne svolto correttamente. Come sapete, la crudeltà degli attacchi furtivi giapponesi galvanizzò gli americani per l'interaWWII (seconda guerra mondiale) »"

Spiega Titor che se un viaggiatore venuto dal futuro avesse suggerito di controllare meglio i RADAR, probabilmente gli Stati Uniti non sarebbero entrati in guerra e Hitler avrebbe costruito la bomba atomica prima di tutti. Quindi il risultato di un gesto buono ed eroico di questo fantomatico viaggiatore avrebbe portato a delle tragedie ancora più grandi rispetto a come si è poi conclusa la seconda guerra mondiale.

«Sì, l'esempio Pearl Harbor centra con lo Y2K (il "Millennium Bug" ndr). Avete pensato che forse ho già accidentalmente incasinato la vostra linea d'universo?»

John Titor, in seguito alle numerose domande che gli vengono proposte, ha predetto numerosi avvenimenti che si sarebbero succeduti tra il 2001 e il 2036, tra cui vi cito quelli più importanti in ordine cronologico:

  • 2004: ci saranno negli Stati Uniti delle elezioni molto contestate che saranno la causa che poi porterà alla guerra civile americana;
  • 2005: inizierà la guerra civile americana. In questo contesto la gente dovrà scegliere tra il rimanere in città o trasferirsi in zone rurali isolate:

«Quando il "conflitto" civile iniziò e peggiorò, la gente dovette decidere se stare nelle città e perdere la gran parte dei suoi diritti civili con la scusa della sicurezza o lasciare le città per aree rurali più isolate. La nostra casa una volta fu perquisita e il vicino di fronte fu arrestato per ragioni oscure. Questo convinse mio padre a lasciare la città.»

Come è scritto nella citazione, la sua famiglia lasciò la città e a 13 anni (faccio notare che era nato nel 1998 in Florida) si arruolò nella fanteria chiamata "Fighting Diamond Backs" in sostegno delle forze rurali: ci rimase per 4 anni.

  • 2015: fine della guerra civile a causa di un attacco nucleare della Russia. Questo sarà l'inizio della terza guerra mondiale e verranno attaccate anche l'Europa e la Cina. Il conflitto si estenderà nel resto del mondo, toccando l'Africa e l'Australia. I morti nel mondo saranno 3 miliardi.

«La guerra civile finì nel 2015 quando la Russia attaccò le città USA (il nostro nemico), la Cina e l'Europa. [...] Russia e Cina hanno sempre avuto un rapporto molto strano. Anche le notizie che vedo ora indicano che il continuo commercio di armi con gli alleati, gli scontri di confine e la sovrapopolazione, porteranno a delle ostilità. L'Occidente diverrà molto instabile, il che dà alla Cina la fiducia per "espandersi". Presumo che siate tutti consci del fatto che la Cina ha attualmente milioni di soldati maschi che non saranno mai in grado di trovare moglie. L'attacco all'Europa sarà in risposta a un esercito europeo unificato che si ammasserà e muoverà verso est partendo dalla Germania.»

Il mondo non sarà più come lo conosciamo oggi. Sarà più importante la famiglia e vivremo in comunità coltivando i propri mezzi di sussistenza. L'americano medio sarà un contadino. L'acqua sarà contaminata e quindi sarà vitale saperla distillare.
Infine ecco una lista che Titor ha dato per prepararci alla guerra che verrà:

«1. Non mangiate e non fate uso di prodotti animali che a loro volta si siano nutriti e abbiano mangiato i loro simili morti;
2. Non baciate e non abbiate relazioni intime con qualcuno che non conoscete;
3. Imparate la sanità di base e la purificazione dell'acqua;

4. Sentitevi a vostro agio tra le armi da fuoco. Imparate a sparare e a pulire una pistola;

5. Procuratevi un buon kit di pronta emergenza e imparate ad usarlo;

6. Trovate 5 persone nel raggio di 100 miglia di cui vi fidate e rimanete in contatto con loro;

7. Procuratevi una copia della Costituzione americana e leggetela;

8. Mangiate meno;

9. Procuratevi una bicicletta e due ruote di scorta. Allenatevi a percorrere 10 miglia a settimana;

10. Pensate a quello che volete portare con voi se doveste lasciare la casa in 10 minuti per non farvi mai più ritorno.
»


Come si può notare, alla base di questa futura guerra atomica c'è una guerra civile americana che sarebbe dovuta avvenire nel 2005. Fortunatamente questa guerra non c'è stata, come non ci sono state nemmeno delle elezioni presidenziali americane molto contestate nel 2004. Semmai le elezioni contestate sarebbero quelle del 2000 dove secondo molti avrebbe dovuto vincere l'attuale premio Nobel Al Gore al posto di George W. Bush. In ogni caso rimane il fatto che non c'è stata nessuna guerra civile.
Allora John Titor, è solo un impostore?
Difficile dirlo perché basarsi sui fatti predetti e mai realmente accaduti non basta per sostenere che sia solamente un burlone.
Alla base del suo viaggio nel tempo c'è la teoria del multiverso secondo la quale esisterebbero numerosi universi paralleli. Ogni azione che gli uomini compiono, genera in qualche modo un nuovo "futuro".
Quando Titor è ritornato nel 1999 si è ritrovato in una linea temporale leggermente diversa da quella che aveva già vissuto. Secondo i suoi calcoli ci sarebbe una differenza di circa l'1 o il 2%:

«Immagino che la divergenza temporale tra questa worldline e la mia originale sia circa dell'1 o 2 percento. Certamente, più sto qui, più grande questa divergenza diventerà dal mio punto di vista... la divergenza può essere più accurata con sensori di gravità e orologi più accurati. Il C206 usa 6 orologi al cesio e un metodo attivo di misurazione temporale dei cambiamenti nell'atomo.»

Quanto predetto dal soldato potrebbe perciò non avverarsi anche perché la sua venuta avrebbe potuto alterare il corso normale degli eventi.
Per fornire elementi più concreti, Titor avrebbe dovuto prevedere avvenimenti non dipendenti da scelte umane come le catastrofi naturali. Ci avrebbe ad esempio potuto parlare dello tsunami del dicembre 2004 che c'è stato nell'Oceano indiano o del ciclone che fino ad oggi ha provocato circa 3000 morti accertati in Bangladesh (anche se forse quest'ultimo è una diretta conseguenza del peggioramento del clima causato dall'inquinamento).
Detto questo è logico che tutte le affermazioni sul futuro non sono verificabili ma comunque giustificabili.
Le uniche cose che fino adesso si sono dimostrate reali sono state le nascoste fino al 2004 potenzialità del vecchio computer IBM 5100 e la constatazione che effettivamente nel 2001 il CERN abbia fatto delle scoperte utili forse un giorno per farci viaggiare nel tempo.

Ecco le 5 puntate di una docufiction realizzata da Voyager:











Ringrazio il mio amico Marco che per primo mi ha segnalato questa interessante e misteriosa storia.
Chi vuole leggere i commenti originali scitti da John Titor, cliccare qui.

domenica 18 novembre 2007

Divertitevi a rivestire Berlusconi

Quanti di voi vedrebbero bene Silvio Berlusconi come Papa? In fin dei conti è una delle poche cose che gli resta da fare.
Oppure, che ne so, nei panni del Führer, di Pinocchio o del simpatico Doraemon?
Beh, questo e molto altro potete "sperimentare" cliccando qui.
Eccolo ad esempio rivestito con gli abiti pontifici:


Ringrazio il mio amico Daniele che mi ha segnalato questo simpatico gioco.

sabato 17 novembre 2007

Moratoria per la pena di morte: "Boia che mollano"


"Boia che mollano", questo recita una simpatica vignetta che ho trovato questa mattina sul quotidiano "la Repubblica" e che si riferisce al grande successo di chi da tempo si è battuto per fermare le esecuzioni capitali.
Nella terza commissione dell'Assemblea Generale dell'Onu 99 Paesi hanno espresso voto favorevole, 52 i contrari e 33 gli astenuti.
Non c'è dubbio che è un successo dell'Italia, indice che sulla scena internazionali siamo ben presenti e influenti.
Merito soprattutto dei Radicali che con il leader storico Marco Pannella, insieme ad Emma Bonino, da sempre hanno cercato di sensibilizzare i cittadini e i governi contro questo omicidio di Stato.

E' stata una battaglia lunga ed estenuante che ha dovuto affrontare Paesi come la Cina e gli Stati Uniti d'America. Questi ultimi in particolare, la grande democrazia per eccellenza, hanno votato qualsiasi emendamento che potesse bloccare la moratoria. In particolare, pur non condividendolo in quanto in contrasto con la propria legislazione, un emendamento anti-abortista presentato dall'Egitto che era un tranello per ottenere il sostegno di Paesi con una forte presenza religiosa, tra cui ovviamente lo Stato del Vaticano.
Per fortuna non sono riusciti nel loro intento ed ora non rimane che aspettare la decisione che per ultima istanza deve prendere l'Assemblea Generale che, come è accaduto in altre occasioni, sicuramente ratificherà quanto deciso dalla maggioranza degli Stati.

Soddisfatto è il Presidente del Consiglio Romano Prodi che ha detto: "E' stato il successo di una battaglia portata avanti dall'Italia".
Anche il Ministro degli Esteri Massimo D'Alema che ha sottolineato: "Le esecuzioni capitali sono un estremo, visibile atto di violenza, che appartiene ad una cultura che dovrebbe essere consegnata al passato".
Il segretario dell'associazione Nessuno Tocchi Caino, Sergio D'Elia, ha affermato: "E’ un voto storico perché segna la fine dello Stato Caino" in quanto "si afferma nella comunità internazionale il principio che lo Stato non può disporre liberamente della vita dei cittadini".
Commossa il Ministro per gli Affari europei Emma Bonino che, appreso l'esito positivo, è scoppiata in un pianto di gioia. "La bella faccia dell'Italia, la forza dei Radicali quando sanno combinare la non violenza con le istituzioni" ha detto in seguito.

Per una volta possiamo essere orgogliosi dell'Italia che si è saputa imporre nel Mondo per una battaglia di pace.
A proposito della pena capitale, guardate questo bel servizio delle Iene di qualche tempo fa dove Alessandro Sarno intervista l'ultimo boia d'Europa:

venerdì 16 novembre 2007

Ammastelliamoci tutti!


Non è una novità che quando si dicono cose scomode i potenti abbiano la tentazione di tappare la bocca.
Questo è sempre successo e non ci dovremmo più di tanto scandalizzare.
Il Ministro di "Casta e Ingiustizia" Clemente Mastella (nella foto - fonte Ilmondodigalatea) ha deciso di andare per vie legali contro il popolare comico Beppe Grillo.
Il tutto per una frase che Grillo ha pronunciato il 13 novembre scorso nel corso di un incontro presso l'Unione Europea dove si discuteva dei fondi europei: "La magistratura è stata fermata dalla politica. Una volta, nel 1992, con Falcone e Borsellino si usava il tritolo. Oggi interviene direttamente il ministro della Giustizia".
Non è forse la verità? Mastella, in compagnia del Presidente del Consiglio Romano Prodi, sono indagati all'interno dell'inchiesta "Why not" portata avanti fino adesso dal sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Catanzaro Luigi De Magistris.
Da quando però si sono fatti nomi così grossi sono cominciati i problemi per De Magistris. Prima Mastella chiede il suo trasferimento presso il CSM a causa di "violazioni deontologiche" che avrebbe commesso. In quell'occasione il CSM non trovò l'urgenza di un provvedimento del genere date le carte arrivate in suo possesso e perciò rinviò la decisione al 17 dicembre.
Sembrava che il calvario fosse almeno momentaneamente finito ma il 20 ottobre il procuratore generale facente funzione di Catanzaro Dolcino Fava ha avocato l'inchiesta, bloccando quindi tutto. In sostanza Mastella ottenne quello che voleva.
In quell'occasione parole dure furono espresse da un altro Ministro suo collega di governo, Antonio Di Pietro, che nel suo blog pubblicò un rovente articolo dal titolo "La fine dello Stato di diritto".

Perché allora non ha querelato anche lui? Probabilmente perché si è reso conto dell'enorme popolarità del comico genovese che ha al seguito numerosi sostenitori che lo appoggiano ovunque. Non potendo chiedere il trasferimento come per DeMagistris l'unica strada percorribile era quella di una bella querela per diffamazione per cercare di intimorirlo.
Mastella perciò ha chiesto ai suoi legali di "intraprendere le vie giudiziarie necessarie a tutelare la sua onorabilità a fronte degli attacchi gratuiti ed inaccettabili mossi nei suoi confronti". Inoltre, gesto da vero filantropo, "il risarcimento dei danni richiesto sarà devoluto alle vittime delle mafie".

Tuttavia ciò non è bastato a fermare Beppe Grillo che appena saputo la notizia è partito subito al contrattacco.
Così ha scritto il 14 novembre in un post intitolato: "Anch'io sono ammastellato":

"Sto rientrando dalla sede del Parlamento Europeo di Strasburgo, in macchina. Sono passato anche attraverso una bufera di neve in Svizzera. Superate le Alpi mi hanno informato al cellulare che Clemente Mastella, ministro di Casta e Ingiustizia, mi ha querelato. Secondo l'Ansa: "a mandare su tutte le furie Mastella é un'altra frase di Grillo, riportata da diversi quotidiani: "La magistratura è stata fermata dalla politica. Una volta, nel 1992, con Falcone e Borsellino si usava il tritolo. Oggi interviene direttamente il ministro della Giustizia". Cosa avrò sbagliato, l'esplosivo? Nel 1992 non hanno usato il tritolo? O forse la politica non è intervenuta in alcun modo nell'indagine Why Not? O Mastella non è mai stato ministro? Chi condivide i tre punti incriminati: 1 - La magistratura è stata fermata dalla politica 2 - Una volta con Falcone e Borsellino si usava il tritolo 3 - Oggi interviene direttamente il ministro della Giustizia
può sottoscrivere con il suo nome e cognome l'iniziativa: "
Anch'io sono ammastellato" e riportare il box sul suo blog per diffonderla.

La
querela mi fa piacere, vuol dire che Clemente Mastella sarà finalmente costretto a chiarire in un pubblico dibattimento se ci sono state interferenze nell'inchiesta Why Not e chi le ha avviate. Siamo tutti curiosi..."

Non solo, ma ieri ha pubblicato una lettera scritta dal fratello di Paolo Borsellino, Salvatore, che ha chiesto di essere querelato anche lui visto che è stato il primo a pronunciare pubblicamente le affermazioni incriminate:

"Caro Beppe, ricevo da Benny Calasanzio una lettera piena di dignità e di disgusto per l'ultima, inaccettabile esternazione del signor Clemente Mastella, mi ripugna adoperare per questo personaggio il titolo di Ministro della Repubblica, che ha annunciato di avere intenzione di querelare Beppe Grillo per le sue dichiarazioni al Parlamento Europeo e di volere devolvere gli eventuali proventi di questa querela ai familiari delle vittime della mafia. La minaccia di querela e' uno spauracchio che viene ormai correntemente usato come surrogato degli “avvertimenti mafiosi” da politici che hanno dimestichezza con questo tipo di procedure, per cercare di tacitare le accuse che loro rivolte da giornalisti, scrittori, presentatori e anche persone comuni che scrivono in rete e sui blog. Lo stesso signor Mastella, non molto tempo fa non trovò di meglio per replicare alle accuse che gli avevo rivolte con lettere aperte pubblicate in rete e nel corso della trasmissione di Anno Zero che ricordarmi di "avere fatto concedere la pensione alla famiglia Borsellino". In quella occasione replicai in primo luogo al signor Mastella che non si tratta della “concessione” di un Ministro, ma di un “riconoscimento” da parte dello Stato, ma probabilmente lo stesso signor Mastella e' troppo abituato alle consuetudini clientelari per afferrare la differenza. In secondo luogo che, per quanto mi riguarda, oltre a non essere ovviamente beneficiario di alcuna pensione, ho persino rinunciato a richiedere la “provisionale” che avrei potuto richiedere come parte civile nel processo per l'assassinio di mio fratello perché quello che mi aspetto dallo Stato è solo Giustizia e non provvedimenti economici. Ma probabilmente il signor Mastella non e' competente neanche in fatto di Giustizia e quindi non ha ritenuto di darmi una risposta. Per finire poi ricordo allo stesso signor Mastella che nelle sue affermazioni fatte al Parlamento Europeo Beppe Grillo non fa altro che riportare quanto da me già affermato in una lettera aperta del 20 settembre:
"Ieri era stato necessario uccidere uno dopo l'altro due giudici che da soli combattevano una lotta che lo Stato Italiano non solo si è sempre rifiutato di combattere ma che ha spesso combattuto dalla parte di quello che avrebbe dovuto essere il nemico da estirpare e spesso ne ha armato direttamente la mano.
Oggi non serve più neanche il tritolo, oggi basta,alla luce del sole, avocare un'indagine nella quale uno dei pochi giudici coraggiosi rimasti stava ad arrivare al livello degli “intoccabili”, perché tutto continui a procedere come stabilito.
Perché questa casta ormai avulsa dal paese reale e dalla gente onesta che ancora esiste, anche se colpevole di un silenzio che ormai si confonde con l'indifferenza se non con la connivenza, possa continuare a governare indegnamente il nostro paese e a coltivare i propri esclusivi interessi in uno Stato che ormai considera di propria esclusiva proprietà.
Oggi basta che un ministro indegno come il signor Mastella ricatti un imbelle capo del Governo, forse anche egli coinvolto nelle stesse vicende, minacciando una crisi di governo, perchè tutta una classe politica faccia quadrato intorno al suo degno rappresentante e il messaggio arrivi forte e chiaro ai vertici molli della magistratura"
.
Ecco quanto ho scritto e riaffermo. Se il signor Mastella ritiene di dover querelare per le sue frasi Beppe Grillo, lo prego di fare la stessa cosa anche nei miei confronti, mi potrà così poi devolvere, come familiare di una vittima della mafia, una parte dei proventi che gli deriveranno dalla messa in pratica del suo “avvertimento”. Alla lettera di Benny Calasanzio non ritengo di poter aggiungere altro se non che mi associo alla sua richiesta fatta per conto della propria famiglia. E' così piena di dignità offesa e di disgusto per le squallide dichiarazioni dei politici cui fa riferimento che ogni altra parola sarebbe superflua."

Ironica è la sua conclusione dove sottolinea che, in caso di querela nei suoi confronti, dovrebbe essere risarcito in quanto familiare di una vittima della mafia. Forte inoltre è l'espressione usata da Salvatore Borsellino quando ha paragonato la minaccia di querela agli "avvertimenti mafiosi".

Vi invito perciò a sottoscrivere questa nuova iniziativa di Beppe Grillo, firmando qui o cliccando nell'apposito box presente a lato di questa pagina.
A questo punto Mastella dovrebbe querelare l'intera blogosfera!

giovedì 15 novembre 2007

L'agente che ha ucciso Grabriele Sandri accusato di omicidio volontario


Peggiora la situazione legale dell'agente di polizia Luigi Spaccarotella che domenica scorsa ha ucciso il giovane Gabriele Sandri davanti ad un autogrill nei pressi di Arezzo.
Ora il suo capo d'imputazione non è più omicidio colposo ma omicidio volontario. Infatti secondo i rilievi fatti questi giorni e grazie anche alle testimonianze dirette di persone che hanno assistito alla tragedia, l'agente ha sparato ad altezza d'uomo da una distanza considerevole, cosa che va al di fuori delle competenze di un poliziotto.
Proprio ieri il procuratore capo di Arezzo Ennio Di Cicco (nella foto - fonte Arezzonotizie.it) aveva detto: "Sembra che questo poliziotto abbia sparato ad altezza d'uomo: un atteggiamento del genere sarebbe stato imperdonabile anche se fosse stata una rapina". Oggi invece ha precisato che Luigi Spaccarotella "ha sparato un colpo ad altezza d'uomo, questo e' un dato di fatto" sottolineando che, pur non conoscendo la motivazione, "è un atto imperdonabile: a meno che non sei minacciato, che non ti puntino la pistola addosso, non lo puoi fare".

Il poliziotto che secondo me non aveva l'intenzione di uccidere nello specifico Sandri ma voleva forse intimidire i tifosi laziali che in quel momento si stavano scontrando con alcuni juventini, ora si è messo in un bel guaio perché può rischiare fino a 21 anni di carcere.
Dalla perizia sono emersi ulteriori dettagli su quanto accaduto: "il foro del proiettile nel finestrino dell'auto presenta una inclinazione di circa due gradi, e questo è compatibile con l'ipotesi che l'agente abbia sparato da una collinetta".
Nel luogo del delitto sono stati trovati dei coltelli e un ombrello rotto che, secondo il procuratore,
"evidentemente erano degli occupanti della macchina dove c'è stato il morto. Gli altri erano vittime dell'aggressione". Per ora ai tifosi della Lazio non penderebbe nessuna accusa anche se l'ipotesi di reato potrebbe essere "porto di oggetti atti a offendere con eventuali lesioni". Però questo secondo filone d'indagine "potrebbe essere stralciato, visto che si tratta di episodi collaterali".

Tolleranza zero intanto per i teppisti che nella giornata di domenica hanno seminato il panico nelle città per assalire le forze dell'ordine. Come riportai lunedì, avranno l'aggravante di "terrorismo", decisione mai presa fino adesso.
Interessante è l'identikit politico degli ultrà: secondo i rapporti Ucigos, 14.630 farebbero parte di 63 sigle di estrema destra mentre dall'altra parte ci sarebbero 35 gruppi di estrema sinistra con all'interno 5.275 sostenitori. Questi sono dati allarmanti perché non è possibile che 20.000 delinquenti, tra una maggioranza di "squadristi" e una minoranza di "rivoluzionari", possano mettere in crisi il sistema senza che vengano prese misure severe ed efficaci.
A proposito, vi riporto qui di seguito un bell'articolo di Michele Serra pubblicato martedì 13 novembre sul giornale "la Repubblica" e intitolato "Il calcio in mano all'anti-Stato":

"Al netto del cordoglio per un ragazzo morto in maniera inconcepibile, e al netto di ogni possibile opinione, da domenica 11 novembre è definitivamente chiara una cosa: il calcio è la quarta regione italiana sotto il controllo dell´anti-Stato. Una specie di Locride o di Scampia diffusa, spalmata per ogni angolo del Paese, nel quale le regole e le convenzioni normalmente riconosciute e applicabili altrove non hanno più luogo. E da tempo. Gli ultras ne sono oggettivamente i padroni. E lo sono per usucapione, cioè per abbandono del campo, negli ultimi venti o trent´anni, da parte dei proprietari legittimi ma del tutto teorici (lo Stato, gli enti locali, il Coni, la Lega, le società calcistiche). Lo sono per ragioni specifiche e "locali": la scadente cultura sportiva italiana più l´eccezionale mix di pavidità e di demagogia che ha progressivamente concesso spazio, fiato e peso politico alle organizzazioni di curva, fino a considerarle (da anni) parte integrante del sistema-calcio, soggetti riconosciuti e ufficialmente muniti di potere di contrattazione e di ricatto. Ma lo sono anche per ragioni più generali: in questo Paese la logica delle consorterie, delle caste alte e basse, del tribalismo comunque dissimulato e travestito, finisce sempre per avere la meglio sugli interessi della collettività. Tanto che "interessi della collettività" è diventato un concetto astruso, incomprensibile e impraticabile, per quanto è sommerso dalla foga e dal narcisismo di interessi di gruppo oramai incapaci perfino di cogliere le conseguenze della loro prevaricazione, e della privatizzazione di tutto, niente escluso. I gruppi ultras non sono tutti di eguale natura e composizione (si va dalle formazioni paramilitari alle cosche d´affari ai puri e semplici assembramenti di esaltati), ma sono saldamente legati tra loro da una profonda cultura anti-statale e anti-legale, quella che domenica scorsa ha fatto da immediato, spontaneo tramite, di città in città, tra gruppi di giovani così convinti di essere in guerra con la polizia e con lo Stato da prendere per "atto di guerra" un orrendo incidente. La guerra, del resto, è il solo linguaggio connettivo rintracciabile negli slogan e negli striscioni della cultura ultras. "Onore", "tradimento", "infamia", "gloria", tutto il retorico clangore degli assembramenti di giovani maschi in marcia verso il cosiddetto Destino. E ogni occasione o pretesto di guerra, non importa quale, è atteso dai capi ultras per rinverdire il loro controllo sui suggestionabili e sugli incerti, che riconoscono nelle parole d´ordine bellicose o vendicative la ragione stessa della loro appartenenza al gruppo: molti nemici, molto onore. Conseguenza significativa, anzi illuminante di questo sostanziale stato di occupazione degli stadi da parte di "famiglie" in grado di decidere – incredibile ma verissimo – se disputare oppure no una partita, disponendo di una cosa pubblica secondo intenzioni private, è la progressiva emigrazione del pubblico dagli stadi. Emigrazione è la parola giusta. E´ la rinuncia forzata a un luogo amato, un luogo dell´infanzia non più vivibile, non più riconoscibile. E´ lo struggimento di chi è costretto a decidere, per dignità e per rispetto di sé, che rimanere significa rendersi complici di uno stato delle cose insostenibile. Sono tra i non pochi che è andato allo stadio per una vita, e da qualche anno non ci mette più piede. E per una ragione semplicissima: non è più casa mia, non è più "Italia", è un posto dove si possono esporre svastiche o insultare gli ebrei, dileggiare i neri, augurare la morte alla curva opposta Ciò che avviene in quei catini, un tempo colmi di un popolo sparso, rumoroso e sostanzialmente allegro, dipende soprattutto dalle scelte e dalle intenzioni di poche centinaia di capi-bastone che decidono tono e volume della rappresentazione. Per rimanere comodamente seduti al proprio posto, negli stadi italiani, bisogna macchiarsi della colpa antica degli ignavi (non vedo, non sento, non parlo) oppure bisogna rischiare l´eroismo, come quel tifoso che a Torino ha denunciato il vicino di posto che sparava razzi (razzi!) in campo. Francamente, per esercitare l´eroismo si preferiscono altre opzioni e altri contesti. Meglio prendere atto, anche se con dolore e profonda amarezza, che gli ultras hanno stravinto la loro guerra contro il resto del pubblico. E contro il pubblico in senso lato, in senso italiano: contro tutto ciò che è pubblico, tutto ciò che impedisce di esercitare il proprio potere personale e i propri comodi. Buonanotte, calcio."

Condivido pienamente questa analisi.

mercoledì 14 novembre 2007

Ma chi li ha selezionati?

Sicuramente vi ricorderete che al Sanremo 1997 vinsero i Jalisse con la famosa canzone "Fiumi di parole".
Qui sotto vi metto il video preso da Youtube:



Ora invece vi metto la canzone dei Roxette intitolata "Listen to your heart" (1988):



Avete sentito? La base è praticamente la stessa! Incredibile che a Sanremo questa canzone sia riuscita a passare e addirittura a vincere...
Facevano bene quelli di Striscia la Notizia ad utilizzare la loro musica come sigla dello sketch di Tullio Solenghi e Gene Gnocchi "Striscia la Berisha" di cui sotto vi metto un dietro le quinte ripreso da "Paperissima Sprint":



E' stata un'impresa ritrovare questo video...

martedì 13 novembre 2007

"The Hub": lo "YouTube" dei soprusi


Peter Gabriel ha avuto un'altra grande idea, questa volta a favore di quanti nel mondo sono vittime di violenze e soprusi.
Da pochi giorni infatti ha aperto un nuovo sito dove, sul modello del popolare "YouTube", verranno raccolti tutti i video che riprendono delle chiare violazioni dei diritti umani perpetrati in ogni parte del mondo.
Il nome del sito è "The Hub" e nasce da una costola di un'altra sua iniziativa molto simile: l'organizzazione "Witness", fondata nel 1992 con lo scopo di "aprire gli occhi del mondo alle violazioni dei diritti umani" attraverso i video e l'uso delle nuove tecnologie.

Se il precedente slogan era "See It, Film It, Change It", cioè "Vedilo, filmalo, cambialo", ora per "The Hub" è diventato: "Upload It, See It, Share It, Take Action", che significa "carica, vedi, condividi, agisci".
Per contribuire alla nobile iniziativa basta inviare video, audio o foto, oppure, più passivamente ma pur sempre utilmente, guardare e commentare, magari scrivendo direttamente al blog.

Ecco un breve video di 60 secondi che descrive chiaramente cos'è "The Hub":



Peter Gabriel non finisce mai di stupire e, dopo l'apertura di un sito in cui è possibile scaricare brani gratuitamente e legalmente in formato ".mp3", con questo nuovo progetto fa capire a tutti, anche ai più scettici, quante siano le potenzialità di Internet: basta saperle sfruttare.

lunedì 12 novembre 2007

"Almeno uno dei due colpi è stato sparato ad altezza d'uomo"


Ad affermarlo è stato oggi il questore di Arezzo Vincenzo Giacobbe (nella foto - fonte Sportal.it) che ha evidenziato le gravi responsabilità dell'agente di polizia che ieri ha ucciso il giovane Gabriele Sandri che si trovava all'interno di una macchina di fronte un autogrill.
Il reato più probabile è quello di omicidio colposo ma presto si potrebbe trasformare in qualcosa di più grave: omicidio preterintenzionale o addirittura volontario.
Questo ha fatto intendere il questore quando ha detto: "il reato colposo potrebbe avere evoluzioni diverse in senso peggiorativo".
Ha anche aggiunto: "Mi pare difficile ma uno dei due colpi sembra sia andato orizzontalmente al terreno".
L'agente incriminato potrebbe in ogni caso aver voluto mirare alle gomme, come per evitare una qualche probabile fuga. Questa ipotesi il questore non la vuole escludere ma ha sottolineato: "Se è così ha preso un rischio enorme ... potrebbe essere stato gravemente imprudente".
Tuttavia, Vincenzo Giacobbe esclude che "un poliziotto normalmente idoneo al servizio e all'uso delle armi spari volontariamente per ammazzare uno".

Intanto ulteriori dettagli si sono aggiunti in queste ore sulla dinamica dell'incidente. Gabriele Sandri al momento del colpo si sarebbe trovato seduto nei sedili posteriori di una Renault Megane, al centro tra due altre persone. Sporgendosi in avanti per dire qualcosa a chi era seduto nei sedili anteriori, sarebbe stato colpito al collo da un proiettile sparato da un agente dellaPolstrada che si trovava dall'altra parte della strada, ad una distanza di 66 metri. Il proiettile, trapassato dal collo, si sarebbe conficcato nella spalla del ragazzo.
E' evidente che la tragedia potrebbe essere stata ancora più grave perché da quella lunga distanza poteva benissimo colpire altre persone, forse all'interno delle macchine in movimento sulla carreggiata.
Un atto veramente sciagurato.

In una deposizione il poliziotto per discolparsi ha detto: "Non ho mirato a nessuno ho sparato un colpo in aria e poi mi è partito un secondo colpo mentre correvo".
Ad incastrare ulteriormente l'indiziato è stata oggi la testimonianza di un agente di commercio che si trovava domenica mattina nell'area di servizio a Badia al Pino: "Ho visto il poliziotto sparare con l'arma impugnata a due mani e braccia tese".

Sono scattati i primi provvedimenti nel calcio: domenica non si disputeranno le partite di B e C. La serie A già sarebbe stata ferma per la concomitanza con la partita della Nazionale. In realtà anche la B si sarebbe già precedentemente fermata per motivi però legati ai diritti televisivi.
Le curve di Taranto e Bergamo saranno chiuse, scelta presa dopo i cinque arresti avvenuti oggi pomeriggio in seguito agli atti teppistici commessi domenica.
Norme più restrittive per le trasferte: i prefetti potranno chiudere settori dello stadio per motivi di ordine pubblico, i biglietti potranno essere acquistati singolarmente solamente nella provincia dove si disputerà la gara e infine i questori potranno vietare le partite se all'esterno dello stadio si verificheranno degli incidenti.
Inoltre entro l'1 marzo 2008 gli stadi con una capienza superiore ai 7.500 spettatori, dovranno dotarsi di steward, pena la disputa della gara a porte chiuse.

Una stretta da parte delle istituzioni dopo quello che è successo era prevedibile. Quello che ha commesso l'agente della Polstrada è stato gravissimo ma altrettanto gravi sono state le reazioni dei teppisti! Non li voglio chiamare tifosi perché a mettere a ferro e fuoco le città sono stati solamente dei delinquenti che hanno utilizzato un pretesto per spargere il panico tra le forze dell'ordine. Capisco che forse le partite non andavano giocate ma a prescindere da questo non c'è nessuna giustificazione che tenga.
Solo a Roma ci sono stati 40 feriti tra le forze dell'ordine e 4 funzionari di polizia sono ricoverati in ospedale con una prognosi di 20/40 giorni.
Senza poi tener conto degli incalcolabili danni che hanno provocato incendiando auto e moto, distruggendo semafori e cartelli stradali oltre a deturpare gravemente alcuni edifici.
Fino adesso gli arrestati fra Bergamo e Roma sono in totale 11. Nella capitale la procura ha deciso di utilizzare il pugno duro ipotizzando ai quattro arrestati l'aggravante "terrorismo".
Trovo questa decisione giusta.
Se il poliziotto dovrà essere punito giustamente e secondo la legge per quello che ha commesso, anche e ancor di più dovranno essere condannati duramente i teppisti che non hanno nulla a che vedere con i veri tifosi.

Gabriele Sandri: morire ingiustamente per andare a vedere una partita

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C'è qualcosa che non va in Italia se un ragazzo di 26 anni muore in autogrill colpito da un poliziotto.
Al di la della ragioni che stanno dietro a quanto accaduto, un uomo delle forze dell'ordine non può sedare una rissa sparando dei colpi d'arma da fuoco.
La tragedia che ha scatenato un'ondata di tafferugli in tutto il Paese, è avvenuta domenica mattina in un'area di servizio a Badia al Pino, vicino ad Arezzo.
Secondo quanto si apprende dai mezzi di informazione, un gruppo di tifosi della Juventus e della Lazio si sono scontrati davanti questo autogrill e un agente della Polstrada ha fermato la macchina dall'altra parte della strada azionando le sirene. Ad un certo punto avrebbe preso la decisione di scendere dalla macchina e da notevole distanza ha sferrato due colpi d'arma da fuoco.
Un colpo purtroppo è stato fatale uccidendo il giovane Gabriele Sandri che si trovava dentro una Renault Megane.
Il questore di Arezzo Vincenzo Giacobbe ha detto in una conferenza stampa che «è stato un tragico errore»: «Il nostro agente era intervenuto per evitare che i tafferugli tra due esigui gruppi di persone, che non erano stati individuati come tifosi, degenerassero con gravi conseguenze per entrambi. Esprimo profondo dolore e sincere condoglianze alla famiglia della vittima».

Penalmente l'agente accusato rischia molto. E' da accertare se c'è stato omicidio colposo o volontario.
Nel primo caso si rischia una reclusione fino a 5 anni, mentre nel secondo, si può arrivare fino a 21 anni.
Solo se c'è stata una legittima difesa l'agente non rischierebbe nulla. Tutto fa pensare che questa ultima ipotesi è da escludere in quanto, proprio dalle parole del questore di Arezzo, è stato un "tragico errore" avvenuto nel tentativo di sedare "i tafferugli tra due esigui gruppi di persone".
Per questo, l'ipotesi più probabile è quella dell'omicidio colposo.

Fatto sta che un ragazzo è morto stando seduto all'interno di una macchina.
Gabriele Sandri aveva due grandi passioni: la Lazio e la musica. Nel suo blog si descriveva così:

"Commerciante,nato a Roma 25 anni fa..inizia a coltivare la sua passione per la musica in piena era "rave"(prima parte anni 90)..Il suo primo disco lo compra a 13 anni(Robert Armani ambulance Acv records)..i suoi primi vinili comincia a farli girare nei sabati pomeriggio della capitale(ALIEN,FOLLIA,GILDA)..da lì ecco arrivare le prime serate(VAMP,VELENO,ALIEN,PIPER).. Nel 2002 arriva la sua prima stagione estiva in Costa Smeralda [...]"

Lavorava in un negozio di abbigliamento alla Balduina ma spesso la sera faceva il dj in molti locali romani. L'ultimo suo giorno di lavoro è stato proprio ieri sera, nel noto locale "Piper".
Ora improvvisamente tutto è finito, lasciando soli i propri familiari e tutti i suoi amici che non perdono occasione per esprimere la propria vicinanza.

Come era facilmente prevedibile, una notizia del genere ha provocato un'enorme spirale di proteste. Forse la cosa che ha fatto riscaldare più gli animi sono state le notizie scarse e frammentarie che si sono susseguite nell'arco di tutta la mattinata.
All'inizio infatti si era detto che la morte sarebbe avvenuta a causa di uno scontro violento tra tifosi. Solo molto dopo è stato accertato che ad uccidere Gabriele è stato un poliziotto.
La prima mossa del Viminale in accordo con il presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete e quello della Lega, Antonio Matarrese è stata quella di rinviare la partita Inter-Lazio e di far cominciare le partite domenicali con dieci minuti di ritardo come segno di lutto.
Evidentemente questo non è bastato perché dopo pochi minuti dal fischio d'inizio si è dovuta sospendere anche la partita Atalanta-Milan perché gruppi di tifosi imbestialiti tentavano di sfondare le barriere ed invadere il campo.
Cortei e proteste si sono moltiplicate velocemente al di fuori degli stadi creando veri atti di guerriglia urbana.
Roma è stata messa a ferro e fuoco bruciando cassonetti e distruggendo ogni cosa provocando numerosi feriti al grido di «Assassini, assassini» rivolto alle forze dell'ordine.
Si è reso necessario rinviare così anche la partita Roma-Cagliari che si sarebbe disputata alle 20.30 allo Stadio Olimpico.

E' grave che anche questa volta si sia commesso un probabile abuso di potere da parte delle forze dell'ordine. Eventi del genere purtroppo si stanno ripetendo un po' troppo spesso, basti ricordare il caso di Aldo Bianzino, morto in una cella di isolamento per essere stato trovato in possesso di alcune piantine di marijuana, quello di Federico Aldrovandi, ragazzo di 18 morto in una colluttazione con la polizia e i noti fatti del G8 di Genova.
Purtroppo però c'è da evidenziare e deplorare nel modo più assoluto la reazione violenta della gente che vuole in qualche modo vendicare il sangue di Gabriele Sandri spargendo altro sangue tra le forze dell'ordine.
Mi sembra una cosa ovvia ma forse non lo è: non si può condannare un'intera categoria per colpa di qualcuno che se ne approfitta del proprio potere!
Tra di loro ci sono ragazzi che per mille euro al mese rischiano la vita per il nostro bene, anche durante le domeniche passate allo stadio.
A loro bisogna comunque portare rispetto.
L'errore di pochi non si può riversare sui più.
Quando succedono simili eventi è normale che si perda un po' di lucidità ma questo non giustifica comportamenti teppistici.
Dire che tutti i poliziotti sono dei delinquenti è al pari di quelli che affermano che tutti i romeni sono dei ladri, assassini e stupratori.
Si è ignoranti allo stesso livello.

domenica 11 novembre 2007

La marijuana non uccide. Il carcere sì.


Aldo Bianzino era un uomo mite che non aveva mai fatto male a nessuno. Aveva un solo difetto: fumare e coltivare marijuana.
Il 12 Ottobre 2007 è stato arrestato e portato nel carcere di Capanne per possesso di alcune piante di canapa indiana.
Nella notte tra il 13 e il 14 ottobre, dopo essere stato trasferito nella cella di isolamento, è morto apparentemente per un malore.
Così dicono inizialmente ma dall'autopsia risultano 4 ematomi cerebrali, 2 costole fratturate, fegato e milza rotte.
Chi poteva entrare in una cella di isolamento? Pare evidente che a farlo sia stato chi era in possesso delle chiavi.
Intanto due guardie carcerarie sono state iscritte nel registo degli indagati.

Fino al fermo della polizia, Aldo Bianzino era un sempliche falegname di Pietralunga, zona collinare vicino a Città di Catello (Perugia). Aveva 44 anni e viveva insieme a sua moglie Roberta, anche lei fermata insieme a lui durante l'ispezione, il figlio di 14 anni Rudra e la madre di Roberta di 91 anni. Prima di trasferirsi in Umbria, aveva vissuto in Piemonte e in India. In India aveva ricercato una vita a contatto il più possibile con la natura e trovò questa armonia entrando in una comunità spirituale vicina a Hare Krishna.
Grande è l'incredulità degli amici per quanto è accaduto, tutti lo descrivono come «la mitezza in persona».

Quello che è successo è vergognoso. Dopo il caso di Federico Aldrovandi, ragazzo di 18 anni pestato dalla polizia, probabilmente è stato commesso un altro abuso di potere che qualcuno ha pagato con la morte.
Che male faceva Bianzino se si fumava le canne? Era un pericolo così grande per la società da rinchiuderlo in una cella di isolamento?
Perché un povero disgraziato quando commette simili reati viene punito pesantemente mentre per un politico che si droga e va con prostitute ciò non vale, ma anzi si minimizza il tutto tentando anche di trovare possibili giustificazioni?
Non ci sono parole.

Per me le droghe leggere vanno legalizzate. Non creano gravi danni e non sono più pericolose o nocive dell'alcol o delle sigarette. Perché bere del vino o fumarsi una sigaretta è lecito e farsi una canna no? Se si vuole attuare una politica proibizionista allora è giusto vietare tutto. Altrimenti ci si affida a un conformismo buonista che ragiona per dei preconcetti.
D'altronde la legalizzazione sarebbe a danno dei pusher, arrestando l'enorme flusso di denaro che finanzia la criminalità organizzata.
Invece no, la legge Fini-Giovanardi del precedente governo di centrodestra ha inasprito le pene stabilendo che un grammo di hashish comporti 4 anni di carcere. In galera escono efferati delinquenti ma invece c'è tolleranza zero per chi fuma marijuana. E' evidente l'enorme sproporzione di trattamento.

Vi riporto il breve ma ben fatto articolo di Michele Serra pubblicato sul quotidiano "la Repubblica" del 2 novembre 2007 all'interno della sua rubrica "L'Amaca":

"La storia ce l´ha raccontata ieri su “Repubblica” Jenner Meletti. E´ morto in carcere, per cause ancora da accertare, un falegname umbro, Aldo Bianzino, arrestato il giorno prima perché coltivava cannabis per farne uso personale. Una persona mite, che viveva pacificamente in mezzo alla natura, certo non pericolosa per gli altri, che lascia un figlio minorenne e una compagna disperata. Proprio in questi giorni e in queste ore, con l´atroce delitto di Roma che esaspera la questione già rovente della sicurezza, della violenza, dell´immigrazione rom fuori controllo, viene spontaneo domandarsi per quale assurdo criterio giudiziario, o politico, o culturale, un uomo debba morire in carcere perché gli piaceva farsi le canne (tra parentesi: ieri la Cassazione ha “depenalizzato” la coltivazione di cannabis per “uso ornamentale”…). C´è una specie di folle sproporzione, di abnorme iniquità tra le notizie di rapinatori o di assassini rimessi in libertà con evidente imprevidenza, e vicende come questa, dalle quali la legge e la giustizia escono con una patente di totale stupidità. Una stupidità che avrà certamente le sue spiegazioni “tecniche”, i suoi alibi procedurali. Ma lascia di ghiaccio. Uno Stato con i nervi saldi non se la prende con gli hippies: se non altro perché avrebbe cose più urgenti e più serie da fare."

Ecco invece un filmato (si vede un po' male) trovato su YouTube e tratto dal TG3 nazionale: