giovedì 30 agosto 2007

Date a Cesare quel che è di Cesare

Gesù, che per chi ci crede è Dio fatto uomo, fu tentato dai farisei che gli mandarono degli erodiani a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità e non hai soggezione di nessuno perché non guardi in faccia ad alcuno. Dicci dunque il tuo parere: E' lecito o no pagare il tributo a Cesare?». Lo scopo di questa domanda era chiara: Gesù sicuramente avrebbe attaccato Cesare e il suo Impero e così facendo, gli erodiani, che facevano parte della dinastia di Erode, avrebbero riferito tutto all'autorità romana. Ma, dopo essersi fatto prestare una moneta con l'effigie di Cesare, stupendoli rispose: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».
Ho riportato questo breve passo del Vangelo di Matteo per affrontare la polemica di questi giorni sul mancato pagamento dell'Ici da parte della Chiesa in Italia.
E dove starebbe questo rispetto per lo Stato, per la nostra Repubblica Italiana da parte del Vaticano?
Io sono d'accordissimo a non far pagare le tasse agli immobili religiosi e caritatevoli, cosa che viene fatta anche per tutte le
Ong. Il servizio che offre ogni giorno la Chiesa ai più deboli è impagabile e va incentivato.
Ma
come scrissi già qualche mese fa, non è giusto che ad essere esentate siano imprese private che hanno ben poco a che fare con la religione.
Proprio per questo siamo stati richiamati dalla Commissione europea che ha definito quest'agevolazione come "aiuti di Stato illegali".
La
Commissaria alla Concorrenza, Neelie Kroes, ha chiesto al governo italiano «nuove informazioni» perché evidentemente non sono stati dissipati a sufficienza i dubbi di Bruxelles già espressi in una lettera del 25 gennaio 2007.
I numeri in ballo sono enormi e la Chiesa potrebbe essere costretta a versare nelle casse dello Stato ben 1 MILIARDO di euro. Infatti, il solo non versamento dell'Ici si aggira dai 700 milioni secondo le stime dell'
Anci, al miliardo secondo la Cei.
Ovviamente si sono scatenate numerose polemiche: dall' "Interventi pretestuosi" del presidente dei vescovi italiani
Angelo Bagnasco, alla "polemica infondata" scritto su "Famiglia Cristiana", passando al leghista Roberto Calderoli (perché lo cito spesso? Basta leggere i suoi commenti diciamo "folcloristici"...) che ha detto "Se io fossi la Chiesa scomunicherei l'Unione Europea e chi la sostiene in Italia".

La legge deve essere uguale per tutti e, se le agevolazioni fiscali al Vaticano costituiscono un illecito, come tale deve essere punito severamente. Dietro a tutto questo ci sono, infatti, affari enormi, basti pensare solo al numero di immobili tra scuole e strutture ospedaliere private presenti nella sola Roma.
Spesso dietro conventi ristrutturati sono nascosti hotel a quattro stelle come è stato riportato su un'inchiesta pubblicata sul giornale "
la Repubblica" di oggi. Ad esempio, vicino Castel Sant'Angelo a Roma, i Carmelitani condividono un albergo lussuosissimo dove si pagano 83-120 euro a notte, con stanze dotate di Tv satellitare, frigobar e aria condizionata. Senza contare le Orsoline che a Cortina danno ospitalità a vip e turisti ogni anno.
Queste agevolazioni sono da combattere perché si tratta di concorrenza sleale!


Altro discorso invece l'8 per mille. Molti nel calderone delle polemiche hanno tirato in ballo anche il contributo introdotto nel 1985 dopo la revisione del Concordato.
Faccio notare che non è obbligatorio destinare l'8 per mille alla Chiesa Cattolica, non a caso nella dichiarazione dei redditi si può scegliere tra ben sette voci:

  • Stato;
  • Chiesa Cattolica;
  • Unione Chiese Cristiane Avventiste del settimo giorno;
  • Assemblee di Dio in Italia;
  • Chiesa Valdese Unione delle Chese Metodiste e Valdesi;
  • Chiesa Evangelica Luterana in Italia;
  • Unione Comunità Ebraiche Italiane.

Con l'8 per mille si riconosce il ruolo sociale che svolgono queste istituzioni ed è normale se la maggior parte di esso venga versato alla Chiesa Cattolica.
La principale polemica riguarda i conti del 2007 che rivelano che ben il 36% degli italiani hanno optato per la Chiesa Cattolica, il 3% per lo Stato, l'1% per le altre 5 confessioni religiose mentre il restante 60, cioè la maggioranza, ha preferito astenersi senza barrare alcuna opzione. E dove starebbe il problema?
Il problema è che le quote degli italiani che non hanno espresso una preferenza vengono ridistribuite sulla base di chi invece una scelta l'ha fatta. Questo ha comportato il versamento al Vaticano di ben 991.278.769 euro, cioè in sostanza si è passati dal 36% al 90.
Un tempo mi ero stupito anch'io di questo dato e ne parlai male perché mi sembrava ingiusto.
Riflettendoci bene però devo ritornare sulla mia posizione in quanto non avevo notato un particolare. Tra le varie scelte c'è anche lo "Stato" e ciò dunque legittima questa redistribuzione che alla fine si rivela la cosa più giusta. Infatti non avrebbe senso destinare la percentuale dell'8 per mille non optata direttamente nelle casse statali, perché chi voleva farlo ne aveva la possibilità.
Quindi: SI all'8 per mille e NO agli sconti
Ici, Ires e Irap sugli immobili non destinati ad attività assistenziali!

1 commenti:

loskobosko ha detto...

La differenza principale è che la Chiesa è a tutti gli effetti uno Stato estero.

Altre agevolazioni riguardano ad esempio le tasse doganali, inesistenti, con lo Stato del Vaticano, o ancora gli insegnanti di religione, scelti dalla Chiesa Cattolica.

Credo inoltre che l'8 per mille possa essere ritenuto inutile. Perché lo Stato dovrebbe occuparsi delle religioni?

Piuttosto, i seguaci delle religioni, se ne hanno intenzione, facciano versamenti privatamente.