mercoledì 8 luglio 2009

PRIMA NOTTE BIANCA del "NO BAVAGLIO!". Questa sera dalle ore 21 all' Alpheus a Roma



Vogliono censurare internet, censurare le informazioni scomode.
Ai potenti la nostra libertà di espressione fa paura e per questo ci vogliono ridurre al silenzio.
Persone come Marco Travaglio danno fastidio e ne sono consapevoli.

Con la cosiddetta "legge bavaglio" volgiono censurare le indagini in corso e presto lo faranno anche per quelle già fatte. Per informazioni più dettagliate, vi rimando alla puntata di "Passaparola" di lunedì 29 giugno.

Proprio in quella puntata è stata annunciato l'appuntamento per l'evento di stasera intitolato "NO BAVAGLIO!" che si svolgerà a partire dalle 21 all' Alpheus in via del Commercio, 36 - Roma.
Interverranno tra gli altri Marco Travaglio, Peter Gomez, Gianni Barbacetto, Pancho Pardi e Vauro.
Se potete non mancate!
L'ingresso è libero.

Ecco l'annuncio dell'appuntamento fatto da Marco Travaglio durante la puntata di "Passaparola" già citata:

"L’8 luglio al Circolo Alpheus a Roma Ostiense, la sera dalle 21 in avanti organizziamo con il nostro nuovo giornale - il Fatto quotidiano -, una notte bianca contro il bavaglio a cui parteciperanno giornalisti, magistrati, artisti, comici, Avvocati e spiegheremo e leggeremo molti di quegli atti che ci vogliono impedire di legge e faremo ascoltare anche alcune intercettazioni in originale, ci sarà da divertirsi, Alpheus 8 luglio dalle 21 a Roma Ostiense, comunque seguite sul blog voglio scendere e sul blog antefatto tutte le informazioni che vi daremo in questi giorni."

Se stasera proprio non potete venire, allora guardate la diretta CLICCANDO QUI

martedì 7 luglio 2009

4 poliziotti condannati per aver ucciso Federico Aldrovandi: PER NOI, SEMPRE, SOLO E COMUNQUE ASSASSINI!

Cinque Domande

Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri.
Ecco i nomi dei 4 poliziotti ASSASSINI che hanno ucciso a manganellate il povero ragazzo Federico Aldrovandi.
Il tribunale di Ferrara ieri li ha condannati in primo grado a 3 anni e 6 mesi per eccesso colposo nell'omicidio colposo del ragazzo diciottenne, morto il 25 settembre 2005 durante un intervento della polizia. In quell'intervento i poliziotti sono riusciti anche a rompere due manganelli nella furia di violenza contro il corpo del ragazzo.

Come prima cosa c'è da chiedersi: se fosse successo il contrario?
Se un ragazzo avesse ucciso un agente di polizia, anche a lui avrebbero dato solo 3 anni e 6 mesi?
L'omiciodio colposo fatto da un poliziotto è meno grave rispetto a quello di una persona qualunque?

Ora questi assassini (sono poliziotti ma chiamarli tali mi sembra quasi un'offesa a tutto l'ordine di polizia...) non faranno nemmeno un giorno di galera perché interviene l'indulto.
Come se non bastasse continuano tranquillamente ad esercitare la professione di agente di polizia e questa è veramente una cosa inaudita!
Questi poliziotti devono essere CACCIATI!
L'utilità dei poliziotti è quella di difendere i cittadini mentre di fronte a questi 4 poliziotti bisogna stare alla larga visto quello che sono riusciti a fare!

Per questo chiedete al prefetto Antonio Manganelli (il nome è tutto un programma...) di radiare i poliziotti condannati, CLICCANDO QUI.
Il testo della lettera che invierete alla Polizia di Stato è il seguente:

"Chiedo al prefetto Antonio Manganelli, capo della Polizia, alla luce della sentenza del processo per l'omicidio di Federico Aldrovandi, di radiare i poliziotti Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri, condannati di eccesso colposo in omicidio colposo. La loro presenza nella Polizia disonora tutti i poliziotti onesti."

Infine inserisco il video della sentenza pubblicato sul blog di Beppe Grillo che ha seguito la vicenda fin dall'inizio, dando un forte sostegno morale ai genitori di Federico fin da subito impegnati nel chiedere giustizia:


lunedì 6 luglio 2009

L'indifferenza della "brava gente" uccide! Vorrei un mondo di samaritani

"Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è il mio prossimo?». Gesù riprese:

«Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall'altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n'ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all'albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno. Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?».
Quegli rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va' e anche tu fa' lo stesso»."
Vangelo secondo Luca 10, 29-37

Chi è che non conosce questa parabola di Gesù?
Quanti dei cosiddetti "bravi cristiani" che non si perdono una messa la domenica mettono in pratica questo insegnamento di Gesù?

Dopo la vergognosa introduzione del reato di clandestinità, voglio raccontare una storia che forse alcuni di voi non avrà mai sentito.
La storia parla di un musicista rumeno di nome Petru Birladeanu, venuto in Italia per cercare di cambiare vita, provando a costruirsi un futuro migliore. Invece, arrivato in Italia, ha incontrato la morte.
A Napoli, nei pressi della stazione della Cumana di Montesanto, degli schifosi camorristi passano con il motorino e, probabilmente per un regolamento di conti, sparano all'impazzata. Il povero Petru ha avuto la sfortuna di trovarsi lì e un colpo l'ha ferito gravemente.
Mentre si trascina per terra chiedendo aiuto, la gente passa e fa finta di niente. Alcuni obliterano anche il biglietto per entrare in stazione come se nulla fosse.
La moglie di Petru sta lì, chiede aiuto disperatamente ma nessuno che prova solamente ad avvicinarsi. Petru muore e questa è stata l'ultima immagine che ha visto dell'Italia e degli italiani.

Ma ecco il video dell'accaduto:


Si dice spesso "italiani brava gente". Eccoli.
Magari alcuni tra quelli che si trovavano in quel momento in stazione erano dei cristiani. Probabilmente non hanno capito nulla della loro religione e si definiscono tali solo per abitudine o per paura di andare un giorno all'Inferno.
Perché, parafrasando la parabola del buon samaritano, Petru è come quell' uomo che "incappò nei briganti" i quali lo lasciarono "mezzo morto".
Petru purtroppo è stato più sfortunato perché a soccorrerlo non è passato nessun samaritano.

Voglio concludere questo post con la breve e significativa lettera inviata da Raffaele De Chiara al settimanale "il venerdì" numero 1111 del 3 luglio 2009:

"In un tardo pomeriggio napoletano, una raffica di mitragliette semina il panico nei pressi della stazione della Cumana di Montesanto. Un corpo cade per terra, è ferito ma vivo. Rantola ancora cercando invano di aggrapparsi all'ultimo respiro di vita mentre una moltitudine di ossessi e menefreghisti gli passa accanto.
«Per cinque minuti ha parlato. Per dieci mi ha guardato fisso negli occhi e, quando io gridavo, lui scuoteva la testa e mi stringeva più forte la mano. Per mezz'ora il corpo di mio marito Petru è rimasto per terra e nessuno ha fatto niente».
Questo il racconto di Mirella, la moglie del giovane, vittima innocente della faida di camorra.
«Ci guardavano tutti e c'era anche chi scattava foto. Poi è arrivata un'ambulanza ma non per noi, era per un bambino ferito. Due feriti, un'ambulanza sola... per l'italiano. Agli italiani noi rumeni facciamo paura e ci lasciano morire»."

Passaparola di lunedì 6 luglio

Come ogni lunedì alle 14, trasmetto in diretta streaming il programma "Passaparola" con Marco Travaglio.



venerdì 3 luglio 2009

Introdotto in Italia il reato di clandestinità. O meglio... il REATO DI POVERTA'!


Oggi non sapevo di cosa parlare. Pensavo di scrivere un altro articolo che riguardasse la polemica con al centro i due giudici della Corte Costituzionale Luigi Mazzella e Paolo Maria Napolitano ma poi ho cambiato idea. Quella notizia è sì importante dal punto di vista morale e politico ma è un'altra la notizia principale da raccontare e dare un mio parere: l'approvazione del reato di clandestinità!

Ci stiamo trasformando in un Paese razzista e chi non vede questo significa che ormai è completamente manipolato dall'informazione sensazionalistica dei nostri giornali e telegiornali. Lo straniero è diventato il pericolo numero uno, colui che ruba i nostri soldi, il nostro lavoro, che stupra le nostre donne.
Dobbiamo averne paura e derivano da lui tutti i mali dell'Italia. Se non ci fossero gli immigrati il nostro Paese sarebbe un Paradiso in terra.

Abbiamo un partito in Parlamento, la Lega Nord, che con il razzismo ha costruito il suo successo elettorale. Ieri vedere lo spettacolo dei leghisti che festeggiavano l'approvazione della legge sugli immigrati è stato veramente deprimente.
Grandi scandali finanziari, industrie chiuse, operai cassaintegrati, corruzione, mafia, camorra, 'ndràngheta, crollo del Pil, debito pubblico elevatissimo, ecc. sono problemi secondari.
Forse se cacciamo dall'Italia gli stranieri, con loro se ne andremmero anche tutti i problemi elencati.

La verità è che come sempre è più facile colpire chi è più debole per farsi vedere forti e rassicurare il "popolo".
Tra l'altro colpiranno proprio le persone che guardano i loro anziani e che fanno i lavori più umili, ma utili per la società. Infatti con il reato di clandestinità non vengono punite persone che hanno commesso reati gravi e che meritano una giusta e severa pena. No, ad essere reato è solo il fatto di non essere nato in Italia: è reato la sua provenienza!

Non solo chi entra in maniera illegale, ma anche chi soggiorna in Italia se beccato deve pagare un'ammenda da 5 a 10 mila euro. I clandestini inoltre saranno sottoposti a processi davanti al giudice di pace con espulsione per direttissima. Regola che tra l'altro ingolferà i tribunali all'inverosimile.
Se un immigrato è senza permesso potrà rimanere fino a sei mesi nei "Centri di Identificazione ed espulsione", nome elegante per definire quelli che sono moderni lager.
Per avere il permesso di soggiorno o la cittadinanza italiana, gli immigrati dovranno pagare da 80 a 20 euro.
I barboni... che sbadato, volevo dire clochard... I clochard dovranno essere schedati presso un apposito registro del Viminale.

Queste sono solo alcune delle norme per accontentare i sentimenti più profondi e xenofobi degli italiani.
Nessuno che si sia mai posto la stessa domanda che si è fatto il Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti Mons. Antonio Maria Vegliò, il quale ha detto: "Si tratta di un'invasione dalla quale bisogna difendersi? Oppure i poveri hanno il diritto, appunto perché poveri, di bussare alle porte delle società benestanti?"

Domanda veramente illuminante e ricca di significato.
Nessuno farebbe un viaggio di chilometri rischiando la vita e lasciando i propri cari nella fame e nella disperazione più assoluta se le nostre società opulenti non sfruttassero quei Paesi ricchi di materie prime. La loro povertà ci fa comodo solo per mantenere inalterati i nostri stili di vita, ma se poi qualcuno di quei poveri, per usare l'espressione del Monsignore, "bussa alle porte delle società benestanti", allora ci ribelliamo e tentiamo di riportarli da dove sono venuti.
La realtà è che ad essere diventato reato non è la clandestinità, ma la povertà.

giovedì 2 luglio 2009

Il giudice Mazzella e la cena tra amici

(LUIGI MAZZELLA, fonte: www.repubblica.it)


Continuano le polemiche sulla cena che si è avuta a casa del giudice della Corte Costituzionale Luigi Mazzella.
Gli invitati a casa Mazzella erano il suo collega Paolo Maria Napolitano, il Premier Silvio Berlusconi, il Sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, il Ministro della Giustizia Angelino Alfano e il Presidente della Commissione Affari Costituzionali Carlo Vizzini.
La polemica nasce dal fatto che questi due giudici, essendo componenti della Corte Costituzionale, dovranno stabilire il 6 ottobre la costituzionalità o meno del "Lodo Alfano".
E' evidente come questo sia di vitale importanza per Alfano, ma soprattutto per Silvio Berlusconi, l'unico che ha usufruito dell'immunità stabilita grazie al Lodo alle quattro più alte cariche dello Stato: Il Presidente della Repubblica, il Presidente del Consiglio, il Presidente della Camera e quello del Senato.

Questa cena mina l'indipendenza della Corte e i due giudici, a detta in particolare del leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro, si dovrebbero dimettere o quantomeno astenersi alla votazione del 6 ottobre. Solo chi vede in Berlusconi l' "unto del Signore" non può accorgersi della gravità del caso.

Per giustificarsi Mazzella si è prodigato a scrivere a Berlusconi una lettera pubblica evocando addirittura la polizia fascista. Per lui è legittimo far venire a cena un "amico di vecchia data", cosa che sarebbe certamente normale senza considerare il ruolo istituzionale ricoperto dal giudice.

«Caro Presidente, caro Silvio,
ti scrivo una lettera aperta perchè cominciando seriamente a dubitare del fatto che le pratiche dell'Ovra (la polizia segreta fascista, ndr) siano definitivamente cessate con la caduta del fascismo, non voglio cadere nel tranello di essere accusato, da parte di chi necessariamente ne ignorerà il contenuto, di averti inviato una missiva "carbonara e piduista", secondo il colorito linguaggio di un parlamentare. Ritenevo in buona fede di essere un uomo libero in un Paese ancora libero e di avere il diritto '"umano" di invitare a casa mia un amico di vecchia data quale tu sei.

Ho sempre intrattenuto con te rapporti di grande civiltà e di reciproca e rispettosa stima. Vederti in compagnia di persone a me altrettanto care e conversare tutti assieme in tranquilla amicizia non mi era sembrato un misfatto. A casa mia, come tu sai per vecchia consuetudine, la cena è sempre curata da una domestica fidata (e basta!). Non vi sono cioè possibili '"spioni", come li avrebbe definiti Totò. Chi abbia potuto raccontare un fantasioso contenuto delle nostre conversazioni a tavola inventandosi tutto di sana pianta resta un mistero che i grandi inquisitori del nostro Paese dovrebbero approfondire prima di lanciare accuse e anatemi. La libertà di cronaca è una cosa, la licenza di raccontare frottole ad ignari lettori è ben altra! Soprattutto quando il fine non è proprio nobile.

Caro Silvio, a parte il fatto che non era quella la prima volta che venivi a casa mia e che non sarà certo l'ultima fino al momento in cui un nuovo totalitarismo malauguratamente dovesse privarci delle nostre libertà personali, mi sembra doveroso dirti per correttezza che la prassi delle cene con persone di riguardo in casa di persone perbene non è stata certo inaugurata da me ma ha lunga data nella storia civile del nostro Paese. Molti miei attuali ed emeriti colleghi della Corte Costituzionale hanno sempre ricevuto nelle loro case, come è giusto che sia, alte personalità dello Stato e potrei fartene un elenco chilometrico.

Caro presidente, l'amore per la libertà e la fiducia nella intelligenza e nella grande civiltà degli italiani che entrambi nutriamo ci consente di guardare alla barbarie di cui siamo fatti oggetto in questi giorni con sereno distacco. L'Italia continuerà ad essere, ne sono sicuro, il Paese civile in cui una persona perbene potrà invitare alla sua tavola un amico stimato. Con questa fiducia, un caro saluto».

Come direbbe il celebre conduttore Antonio Lubrano, "la domanda mi sorge spontanea".
Un amico di vecchia data sarebbe capace, qualora lo fosse, di giudicare incostituzionale una legge che ha impedito all'amico Berlusconi di essere condannato per corruzione nel processo a David Mills?

Se anche voi vi siete posti la stessa domanda, allora chiedete le dimissioni dei due giudici inviando la richiesta al Presidente della Corte Costituzionale Francesco Amirante, CLICCANDO QUI

mercoledì 1 luglio 2009

Di Pietro e la "CENA CARBONARA E PIDUISTA"

Splendido intervento di Antonio Di Pietro oggi al Question Time sul caso della cena a casa del giudice della Corte Costituzionale Luigi Mazzella.

Come già saprà chi segue il mio blog, in questa cena sono stati invitati: il suo collega Paolo Maria Napolitano, il Premier Silvio Berlusconi, il Sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, il Ministro della Giustizia Angelino Alfano e il Presidente della Commissione Affari Costituzionali Carlo Vizzini.
Di cosa avranno potuto mai parlare? Cosa li accomuna?
La risposta è semplice: il Lodo Alfano!

Questa cena è politicamente rilevante in quanto la presenza dei due giudici Mazzella e Napolitano mina l'indipendenza della Corte Costituzionale. La stessa Corte infatti dovrà stabilire il 6 ottobre se la legge chiamata Lodo Alfano sia costituzionale oppure no. Il diretto beneficiario del Lodo è ovviamente Berlusconi, che altrimenti senza questo mezzuccio della legge ad personam emanata dal suo Governo, ora sarebbe stato condannato per aver corrotto l'avvocato inglese David Mills.
Già una cosa del genere non sarebbe minimamente tollerabile in un Paese normale dove il senso di giustizia probabilmente è più sacro che da noi!

Bene, l'unico ad alzare un polverone su questo fatto evidentemente gravissimo è forse il solo vero leader dell'opposizione: Antonio Di Pietro.
Ha addirittura parlato di "cena carbonara e piduista" espressione che rende benissimo l'idea di possibili accordi presi senza dare troppo all'occhio.
Per questo ha chiesto le dimissioni del Ministro della Giustizia e dei due giudici della Corte Costituzionale al centro della vicenda. In alternativa, i due giudici si dovrebbero almeno astenere il 6 ottobre alla votazione di costituzionalità al Lodo.

Ma ecco l'intervento di Di Pietro che invito a tutti di vedere e divulgare agli altri:


Vi invito ancora a chiedere le dimissioni dei due giudici inviando la richiesta al Presidente della Corte Costituzionale Francesco Amirante, CLICCANDO QUI