domenica 8 luglio 2007

Perché non condanno tutta la Chiesa

E’ domenica e avrei preferito scrivere un post più leggero che trattasse di argomenti meno seri. Invece i commenti che mi sono arrivati questi giorni su richieste di scomunica e altro mi costringono a prendere una posizione in merito.
Innanzi tutto metto le cose in chiaro: non sono ateo e pure se con tutti i miei difetti, sono cattolico.
Criticare la Chiesa per degli errori che ha commesso e che commette tutt’ora, non significa condannarla tout court.
Mi direte: ma allora sei incoerente? Prima critichi certi atteggiamenti e poi ti tiri indietro?
No, non mi tiro indietro e tutto quello che ho scritto e che, se capiterà, scriverò, lo confermo perché penso che bisogna avere uno spirito critico e non prendere posizione solo perché altri ti dicono che il resto è sbagliato.

La Chiesa in Italia e in tante parti del mondo, aiuta i più deboli, non solo attraverso le opere di carità, ma anche con l’attenzione che ripone agli ultimi.
In Africa ad esempio, il continente più povero del mondo, la Chiesa ha una presenza massiccia con i suoi preti, le suore e i missionari di ogni tipo compresi i laici.
C’è chi fa tutto questo senza chiedere niente, spinto dalla fede in Dio o comunque da un altruismo che vede nell’aiutare il prossimo la missione principale della sua vita.
Queste stesse persone lo fanno rischiando la vita in prima persona.
E’ notizia recente infatti la vicenda del sequestro di padre Giancarlo Bossi avvenuto il 10 giugno scorso: solo ieri si sono avute le prime foto e audio che almeno danno ancora la speranza che sia ancora vivo.

E allora tutto questo non conta niente?
Solo perché il Papa e i vescovi prendono delle posizioni che possono dar fastidio, bisogna cancellare tutto?
Oppure pensate che tutto si regga per aria, che non ci sia bisogno di un’organizzazione e dei fondi economici?

Anche a me danno fastidio alcune posizioni che prende il Papa per quanto riguarda delle leggi che io considero di civiltà. La penso in modo diverso su molte questioni: l’accanimento terapeutico, i DICO, l’uso del preservativo, e altro.
Ma come disse Evelyn Beatrice Hall (frase erroneamente attribuita a Voltaire): "Non sono d'accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu possa continuare a dirlo".
E’ normale che la Chiesa parli di queste cose. Il suo messaggio è secolare ed è difficile farlo coincidere con la mentalità di oggi.
Non è normale invece che i politici utilizzino questo messaggio per i loro porci comodi, per accaparrarsi qualche voto in più. Mi dà un fastidio tremendo vedere in televisione Berlusconi, Casini e altri che si fanno belli alla manifestazione del Family Day, quando hanno una vita privata che non ha niente a che fare con i valori della famiglia tradizionale!
E questo io l’ho scritto più volte e lo riscriverei all’infinito.
Lo Stato non può essere e NON DEVE essere cattolico o rispettoso di una confessione in particolare.
Deve essere laico e cercare di rispettare tutte le posizioni.
Solo per citare un esempio, la legge sui DICO che legalizza le coppie di fatto è un buon compromesso che cerca serenamente di concedere dei diritti senza creare steccati ideologici.
Che poi la Chiesa sia contraria anche a questo è naturale, ma non è naturale che i politici le diano retta.
Ma abbiate il coraggio di fare delle scelte anche se controtendenza! Non andate appresso ai sondaggi di opinione, ma andate dritto sulle cose che avete deciso di fare!
Così perdete voti? Cade il governo?
Sta alla gente decidere. E’ sempre meglio che la gente ti vada contro per una legge che hai fatto più che per qualcosa che non hai fatto!

Quindi a chi ha commentato su questo blog e per quanti vedono nella Chiesa il male assoluto, pensateci bene che come in ogni cosa non tutto è sbagliato. Almeno abbiate il dubbio che anche voi possiate stare nel torto.
Volete perseguitare la Chiesa? La volete zittire come fanno in ogni dittatura "che si rispetti"?
Riflettete…

Proprio sul giornale “laRepubblica” di ieri, c’era un bellissimo articolo dell’inviato in Cina Federico Rampini dove parlava dei fedeli perseguitati nella Repubblica Popolare Cinese.
Ecco un ampio stralcio dell’articolo dal titolo “Cina, la Chiesa prigioniera i cattolici pregano in trincea”:

"Dov’è finito il vescovo Wu Qinjing, 39 anni, scomparso all’improvviso il 18 marzo scorso? E’ vero quel che dicono nella sua diocesi, che da quel giorno è rinchiuso in un campo di rieducazione, sottoposto a sedute di tortura mentale? Pechino manda segnali di cauta disponibilità a papa Benedetto XVI dopo la sua “lettera ai cinesi” e riparte il negoziato per riallacciare i rapporti tra la Repubblica popolare e il Vaticano interrotti da 56 anni.
Ma il governo rifiuta di rispondere ai 60mila cattolici di Zhouzhi, cittadina della provincia di Shaanxi nel cuore della Cina, che disperano per la sorte del loro giovane vescovo. L’ultima volta che ebbero notizie di Wu fu l’8 aprile in una lettera autografa: «Ai miei amati cattolici chiedo che ricordino la costrizione della mia libertà nelle loro preghiere, nel giorno in cui Cristo ha sofferto, è morto ed è risorto nella gloria». Hanno pregato per lui a Pasqua e in tutte le domeniche successive per quattro mesi. Continuano a chiedere la sua liberazione alle autorità di Zhouzhi. Sanno che Wu – colpevole solo di essere legato alla Chiesa di Roma – non sarà rilasciato finché non avrà firmato un’autocritica, autodenunciandosi come un vescovo “illegittimo” e rinunciando per sempre al suo sacerdozio. «Preghiamo Dio perché lo protegga – ha detto uno dei suoi fedeli – perché tenga duro nelle sue convinzioni e non ceda alle pressioni». Possono immaginare che cosa sta soffrendo perché non è la prima volta che viene messo alla prova. L’11 settembre scorso la polizia fece irruzione nella sua cattedrale dell’Immacolato Cuore di Maria. Dopo cinque giorni Wu era in ospedale con un trauma cranico. Il lento disgelo diplomatico con la Santa Sede per ora non garantisce una vita migliore ai cattolici cinesi. Anzi, per le logiche arcane del regime comunista può accadere perfino il contrario. Ne è la prova la provincia dello Hebei, roccaforte della Chiesa con un milione di fedeli, a poca distanza dalla capitale. Quando era imminente la divulgazione “urbi et orbi” della lettera papale – che il Vaticano aveva rivelato con largo anticipo ai leader di Pechino per sondarli – proprio nello Hebei il nervosismo del potere è salito alle stelle. Il vescovo Jia Zhiguo, 73 anni, è stato arrestato dalla polizia il 5 giugno e detenuto per 17 giorni. Forse per evitare che “fomentasse disordini” un una zona sensibile, dove le autorità locali sembrano ossessionate dalla forza dei cristiani. Monsignor Jia è una vittima prediletta della repressione: nella vita ha collezionato nove arresti e un totale di 20 anni fra carceri, “laogai” (campi di lavoro forzati), “scuole di rieducazione”. In uno dei periodici giri di vite, nel novembre 2005 ci fu una retata: 18 preti arrestati in varie località dello Hebei, incluso il rettore del seminario di Zhaoxian che è stato sequestrato dai poliziotti e sottoposto a un “corso sulla politica religiosa del partito”. Sempre nello Hebei, proprio pochi giorni fa e quando l’apertura del papa era già nota ai vertici del regime, è scattata la distruzione del più popolare santuario: la Madonna del Carmine di Tianjiajing edificata nel 1903, un luogo sacro dove ogni anno il 16 luglio affluiscono 40.000 pellegrini. Il santuario sarà fatto saltare con la dinamite, le ruspe demoliranno le 14 stazioni della Via Crucis lungo la strada di accesso. Per evitare manifestazioni di protesta il governo provinciale ha chiamato l’esercito, organizzando manovre militari attorno alla Madonna del Carmine. «Quello che hanno fatto è stupefacente – ha dichiarato un fedele all’agenzia “AsiaNews” del Pontificio istituto per le missioni all’estero – i quadri comunisti locali non conoscono nemmeno le leggi sulla politica religiosa del governo centrale, e creano pericolose tensioni». Nello Hebei come a Roma alcuni sono persuasi, altri vogliono sperare, che le vessazioni della nomenklatura comunista locale non hanno necessariamente l’imprimatur dei vertici di Pechino.
Non c’è solo lo Hebei tra le province pericolose dove gli abusi contro i cattolici sono all’ordine del giorno. Nel Guangdong, la zona più ricca del paese con metropoli cosmopolite come Canton e Shenzhen, alla fine dell’anno scorso due sacerdoti colpevoli di essere stati in Europa furono arrestati al rientro in patria. Nella loro diocesi (Wenzhou) il vescovo Lin Xili, anziano e malato, è confinato dentro la cattedrale da otto anni, di fatto agli arresti domiciliari. Quando Romano Prodi nel settembre 2006 venne in visita ufficiale a Tianjin, grande città portuale a un’ora e mezza di treno da Pechino, le autorità lo portarono nello storico quartiere italiano sorto agli inizi del Novecento, ma gli nascosero che proprio lì era avvenuta poco tempo prima un’aggressione contro i credenti che si opponevano allo sfratto della loro diocesi.
Certo la condizione dei cattolici – come quella dei protestanti, dei buddisti o dei musulmani – è migliorata molto rispetto agli anni più duri dell’ateismo di Stato imposta da Mao Zedong con persecuzioni di massa. Nella Cina maoista dal 1949 al 1976 il numero dei cattolici rimase pressoché fermo a tre milioni, per molti vivere sotto il comunismo fu un calvario, chi poteva fuggì ad Hong Kong o in Occidente. Dagli anni Ottanta a oggi una graduale liberalizzazione della pratica religiosa ha coinciso con un’esplosione della fede: oggi si stima che vi siano dai 12 ai 15 milioni di cattolici (in parallelo sono tornati a riempirsi i templi buddisti e le moschee nelle regioni islamiche come lo Xinjiang). Le statistiche ufficiali del Congresso del Popolo riconoscono “oltre centomila conversioni al cattolicesimo ogni anno”. Ma non tutti i credenti hanno diritto allo stesso trattamento. Dopo la rottura delle relazioni col Vaticano nel 1951 il regime ha creato la sua Chiesa, cosiddetta ufficiale o patriottica, i cui vescovi e sacerdoti prestano giuramento di fedeltà alla Repubblica popolare e vengono nominati dal governo. I fedeli di questa Chiesa, cinque milioni, hanno vita più facile. Gli altri, stimati fra gli 8 e i 12 milioni, continuano a riconoscere nel papa l’autorità religiosa e affollano le messe celebrate dai sacerdoti ordinati dal Vaticano: è la Chiesa della penombra, clandestina e illegale, contro cui tuttora la repressione può accanirsi a piacimento.
Questo “scisma” non è solo figlio della rivoluzione comunista. Per capire le profonde incomprensioni tra Roma e Pechino bisogna risalire ad antecedenti ben più antichi. Il gesuita maceratese Matteo Ricci, il più importante missionario nella Cina del XVI secolo, cercò di fondere i Vangeli col confucianesimo e adattò ai costumi locali anche i riti e le liturgie. Venne ripudiato da papa Clemente XI e nel 1715 i “riti cinesi” furono sconfessati provocando l’indignazione della dinastia Qing che espulse i missionari. L’evangelizzazione fece il suo ritorno nell’Ottocento grazie alla politica delle cannoniere e alla Guerra dell’Oppio (1842) con cui le potenze imperialiste occidentali conquistarono l’accesso ai mercati cinesi. In episodi cruciali della storia moderna, dalla rivolta dei Boxer del 1900 alla guerra tra i nazionalfascisti di Chang Kai-shek e i comunisti, la Chiesa si schierò dalla parte degli oppressori e degli interessi economici più forti. A riprova che il controllo del Vaticano sulle missioni aveva un’impronta coloniale, ancora nel 1949 la stragrande maggioranza dei vescovi in Cina erano bianchi. Le ferite di quel passato sono servite al partito comunista per legittimare la fondazione di una Chiesa patriottica, tutta cinese e non comandata dall’estero. Poi, mentre il maoismo sprofondava nell’arbitrio e inseguiva la creazione dell’ “uomo nuovo” anche i cattolici filogovernativi finirono vittima delle epurazioni e delle campagne di terrore. Ma degli errori storici della Chiesa era consapevole Giovanni Paolo II che nel 2001 chiese solennemente perdono alla Cina “per i peccati commessi da alcuni missionari cattolici” durante il periodo coloniale. Papa Wojtyla, forte della sua esperienza nella Polonia comunista, sapeva anche che non tutti i vescovi e sacerdoti della Chiesa patriottica (tantomeno i fedeli) erano per forza traditori collaborazionisti. Esemplare è la parabola di Jin Luxian, il 91enne vescovo della Chiesa patriottica di Shanghai, che Mao condannò a trent’anni di lager. «Sono entrato in carcere giovane e ne sono uscito vecchio», racconta Jin. Quando tornò libero nel 1982 e scelse di entrare nella Chiesa governativa, ricorda il vescovo, «alcuni mi trattarono come un Giuda». I confini tra le due Chiese invece non sono così netti. Alcuni sacerdoti hanno giurato fedeltà allo Stato perché gli sembrava l’unico modo per continuare a garantire una presenza e una voce ai loro fedeli. Non mancano zone di solidarietà discreta, “clandestini” ospitati e aiutati dai “governativi”. Da anni io vedo le chiese ufficiali di Pechino e Shanghai stracolme ogni domenica, vibranti di una religiosità appassionata: nessuno può definire quei fedeli dei cattolici di serie B solo perché non scelgono la guerra col regime. Oggi papa Benedetto XVI propone la riconciliazione e la fusione tra le due Chiese cinesi, è pronto ad accettare i vescovi che furono nominati dal governo. Ha detto perfino in modo chiaro che la Chiesa non farà mai nulla contro lo Stato, un messaggio per rassicurare il partito cinese che non ha mai digerito l’alleanza fra cattolicesimo e Solidarnosc per far cadere il comunismo polacco […]”

Vogliamo fare questo anche in Italia?
Guardate che per chiedere alla Chiesa di cambiare alcuni suoi atteggiamenti, non occorre essere atei o anticlericali.
A chiedere una Chiesa più umile, ci sono anche alcuni preti come ad esempio Don Ciotti, in prima linea nella lotta contro la mafia con la sua associazione "Libera".
Ecco il video di un suo intervento sull’argomento all’interno della trasmissione di Paolo Bonolis "Il senso della vita":

sabato 7 luglio 2007

«Con Venter Dio rischia di avere un concorrente»

Questo è l'allarme lanciato dal movimento ambientalista canadese Etc Group.
La notizia è di quelle che fanno scoop perché per la prima volta nella storia è stata creata una nuova specie da un'altra.
A fare questo esperimento shock è stato lo scienziato Craig Venter che in passato era stato il primo a scoprire il sequenziamento completo del Dna.
Questa volta è andato oltre e giorni fa la rivista scientifica Science ha dato la notizia della creazione di un nuovo essere vivente.
L'essere in questione è nato prendendo le caratteristiche genetiche di un battere che infetta le capre ma non l'uomo: il Mycoplasma mycoides. Al cromosoma di questo battere sono stati aggiunti due geni, uno che lo rende resistente agli antibiotici e l'altro invece che lo colora di blu.
Il Dna ottenuto è stato impiantato su un altro battere, il Mycloplasma capricolum, e dopo poco tempo, quest'ultimo ha cominciato a duplicarsi e a colorarsi di blu. I nuovi microrganismi creati inoltre sono stati messi alla prova con l'azione degli antibiotici: resistevano anche a questi.
Ecco la notizia riportata nell'articolo di Elena Dusi "Dna, ecco la prima vita artificiale" pubblicato su "laRepubblica" del 29 giugno 2007:

"Il padre di tutti i trapianti non ha nulla a che fare con fegato o midollo. Protagonista questa volta è il codice stesso della vita: quel Dna che gli scienziati erano riusciti fino a ieri a manipolare solo pochi frammenti alla volta. A sovrintendere al trasferimento dell'intero genoma (avvenuto su un batterio composto da una singola cellula) è stato il controverso Craig Venter. Sempre a cavallo fra scienza e business, Venter fu il primo ad annunciare il sequenziamento completo del genoma umano e oggi si propone di creare la prima forma di vita artificiale con il Dna assemblato in laboratorio.
L'esperimento annunciato oggi su "Science" è solo una tappa intermedia verso questo obiettivo. Eppure quello che è avvenuto sotto gli occhi degli scienziati del Craig Venter Institute di Rockville, negli Stati Uniti, ha dello stupefacente. Perché il batterio che ha ricevuto il trapianto del Dna in pochi giorni ha perso completamente la sua identità, trasformandosi in un organismo di una specie diversa. «Osservare la metamorfosi – ha detto ieri Ventre in una videoconferenza da Rockville – è stato eccezionale».
Gli scienziati con una tecnica molto fine hanno prelevato il Dna dal batterio donatore (composta da un solo cromosoma). Il Mycoplasma mycoides è un microrganismo che infetta le capre, ma è privo di qualunque rischio per l'uomo. Al suo cromosoma sono stati aggiunti due geni: uno che rende il batterio resistente agli antibiotici e un altro che esprime una proteina di colore blu. Il genoma così assemblato è stato inserito in un microrganismo molto simile al donatore: il Mycloplasma capricolum. All'inizio il cromosoma indigeno ha convissuto con quello trapiantato. Ma quando le cellule hanno iniziato a dividersi, metà delle figlie hanno ricevuto il cromosoma proveniente dal mycoides. Lo stesso ricercatore che materialmente ha condotto l'esperimento, John Glass, ha ammesso di non aver capito bene come il processo sia avvenuto. Fatto sta che dopo quattro giorni la colonia di microrganismi ha iniziato a colorarsi di blu. E una massiccia dose di antibiotici ha contribuito a selezionare i batteri trapiantati.
Era la prova che i ricercatori cercavano: il Dna trapiantato ha attecchito nelle cellule ospiti. «E' un po' come prendere un computer Mac e trasformarlo in un Pc aggiungendo un nuovo software» ha semplificato Ventre. In realtà le difficoltà da superare sono ancora molte. Nell’esperimento sono stati usati due batteri molto simili tra loro, e non è affatto scontato che l’esperimento sia ripetibile con specie più evolute. L'obiettivo dei ricercatori di ottenere batteri "à la carte", capaci di ripulire ambienti inquinati digerendo sostanze tossiche o di produrre farmaci grazie a geni inseriti ad hoc, appare ancora lontano, almeno utilizzando il metodo di Venter
[...]"

Questa per me è una cosa gravissima. Con questo esperimento si è veramente esagerato perché non si sa più dove si voglia arrivare. Anche se l'intenzione apparentemente sarebbe positiva perché si creerebbero batteri su misura in grado ad esempio di ripulire ambienti da sostanze tossiche, non si conoscono i rischi a cui si può andare incontro: un giorno potrebbero essere pericolosi per l'uomo.
Capisco il progresso e la ricerca scientifica, ma manipolare ciò che è alla base della vita, cioè il Dna, è grave eticamente. Chi è capace di fare queste cose, si mette al pari di Dio. Dio inteso non solo nel senso propriamente religioso, ma nel suo significato simbolico. Manipolare in questo modo la vita, dà un potere infinito a chi lo può e lo sa fare dal momento che un domani ci potrebbe fare quello che vuole.
Occorrerebbe stroncare simili cose sul nascere per non incorrere in gravi problemi futuri.
Io già sono contrario agli Ogm, figurati a nuove forme di vita!
Non parlo da bigotto che ha paura del progresso. Ad esempio sono d'accordissimo con la procreazione assistita e, infatti, ho prontamente votato a favore di essa nel referendum purtroppo fallito anche per colpa di un pesante intervento della Chiesa Cattolica.
Ma qui non si parla dell'intento nobile di aiutare una coppia ad avere un figlio, qui si parla di modificare gli esseri viventi!
Mi dispiace ma a questo non ci sto e se un'etica esiste bisogna metterla in pratica e fermare simili scienziati troppo legati al business come Venter.

venerdì 6 luglio 2007

Internet deve essere LIBERO

«Se tu e io ci scambiamo un dollaro restiamo sempre con un dollaro ciascuno. Se invece ci scambiamo le idee, dopo tu ne hai due e io pure»

Dan Zadra

Questa frase pronunciata da un famoso autore americano di testi sulla comunicazione, è stupenda! Racchiude in sé tutta l'importanza della diffusione gratuita delle idee e di tutto ciò che può arricchire la nostra cultura.
"Arricchire la nostra cultura" significa anche conoscere una bella canzone, una poesia (che a volte potrebbe essere anche una canzone...), un bel film, opinioni differenti.
"Se ci scambiamo le idee, dopo tu ne hai due e io pure"...

Oggi invece tutto ciò che c'è su internet sta diventando a pagamento. Persone che si fanno pagare non solo per una canzone che richiede magari anche del grande impegno per realizzarla (non parlo delle canzonette...), ma anche solo per le proprie opinioni.
Questo è sbagliatissimo!
Internet è il luogo libero per eccellenza, dove puoi essere sempre aggiornato e fare ciò che vuoi nel limite di alcune basilari regole di civiltà.
Invece ora a causa del famoso Copyright è vietato anche mettere una semplice foto su Wikipedia!
Ma stiamo scherzando?!
Prima nessuno crede nelle potenzialità del web e poi quando si rendono conto del grande successo, vogliono lucrarci sopra in tutti i modi possibili?
Questo non si può più accettare!
Io capisco che alcune cose debbano essere a pagamento. Ma specifico "alcune" cose non quasi tutte!
E quelle poche cose a pagamento devono avere un prezzo ragionevole e una qualità maggiore.
Non posso regolarmente comprarmi una canzone su iTunes e poi essere costretto a sentirla solo sull'Ipod. Mi dovete offrire maggiore qualità, non impedirmi di farci ciò che voglio con la musica acquistata e anche profumatamente (0.99 centesimi per un brano "immateriale", cioè che non costringe per diffonderlo la produzione di nessun supporto registrabile, è eccessivo considerando che è tutto guadagno...).

Chi si ostina a voler mettere paletti, nel lungo periodo si dovrò rassegnare: Internet era, è e sarà sempre libero!
Per questo bisogna promuovere nuove forme di Copyright. Proteggere la paternità di un'opera va bene, ma farci esclusivamente di essa un profitto economico è sbagliato. Per me se uno si scarica per solo uso personale una musica, o una qualsiasi altra cosa non dovrebbe essere accusato come se fosse il peggiore tra i delinquenti! Ovvio che con le leggi di oggi tutto sta diventando reato. Tra un po' il semplice citare in un blog altri articoli "travirgolettati" diventerà perseguibile per legge!
Questo non deve succedere e c'è bisogno che tutti abbraccino il più possibile le Creative Commons!
Cosa sono?
Semplice: è una licenza che permette di diffondere qualsiasi opera col limite fondamentale di non lucrarci sopra.

Per l'importanza che questa cosa ha più che per il mio effettivo bisogno, ho messo oggi in basso a destra sotto la pubblicità, il simbolo delle Creative Commons che permette a chiunque di:

"riprodurre, distribuire, comunicare al pubblico, esporre in pubblico, rappresentare, eseguire e recitare quest'opera"

con i limiti di:
  • "Devi attribuire la paternità dell'opera nei modi indicati dall'autore o da chi ti ha dato l'opera in licenza";
  • "Non puoi usare quest'opera per fini commerciali";
  • "Non puoi alterare o trasformare quest'opera, ne' usarla per crearne un'altra".

Quasi tutto dovrebbe essere sotto questa licenza.
Anche il blog più famoso in Italia l'ha utilizzata: parlo di quello di Beppe Grillo.
Ecco quello che ha scritto:

"Nel mio blog ho scelto di utilizzare le licenze Creative Commons, presente come immagine nella barra di destra e in fondo nel blog, per dare la possibilità a tutti di acquisire il materiale pubblicato senza chiedermi il permesso, come invece avviene con il copyright.
La licenza Creative Commons adottata da me ha tre caratteristiche molto semplici:
va citata la fonte, non devono esservi finalità commerciali e non deve essere modificato il materiale acquisito.
Chiunque può fare questa scelta
e rendere libere le sue idee in Rete consultando il sito di Creative Commons.
Questo è il futuro: libera conoscenza senza fini di lucro, diffusione delle idee
[...]"

giovedì 5 luglio 2007

Prince ha capito tutto

Prince ha capito che il miglior modo per ottenere il successo è sponsorizzare la sua musica!
Alla faccia della Sony Bmg che è la sua casa discografica, il 15 luglio renderà disponibile GRATUITAMENTE il suo ultimo cd "Planet Earth" a tutti quelli che compreranno le più di 2 milioni e 300 mila copie del quotidiano inglese The Mail on Sunday.
Questo secondo me porterà una rivoluzione nel mondo della musica.
Perché farsi sponsorizzare dalle case discografiche attraverso la pubblicità, quando la maggior parte della vendita dei dischi tanto ricade nelle loro mani?
Meglio rendere il tutto gratuito anche perché tanto c'è sempre il p2p che comunque lo avrebbe fatto.
In questo modo Prince si farà conoscere anche a dei lettori del quotidiano inglese che mai l'avrebbero ascoltato. Un gran bel metodo per rendersi popolare!
Le maggiori entrate di un artista, non vengono dalla vendita dei cd, ma dai concerti, dalle apparizioni in tv e sui giornali.
E Prince questo l'ha capito e ha agito di conseguenza.
Ecco la notizia presa dall'articolo di Carlo Moretti "Prince lancia il nuovo cd gratis" pubblicato su "laRepubblica" del 2 luglio 2007:

"All'inizio pensava di regalare il suo nuovo album "Planet Earth" soltanto agli spettatori dei 21 concerti che terrà a Londra tra agosto e settembre, 15 dei quali sono andati esauriti dopo appena un'ora di prevendita. Ma Prince ha fatto molto di più, mandando su tutte le furie i commercianti e i suoi discografici inglesi, e assestando un altro duro colpo all'immagine del disco e al valore della musica registrata. Il musicista di Minneapolis ha infatti firmato un accordo con il quotidiano inglese "The Mail on Sunday" per la distribuzione gratuita il 15 luglio del cd "Planet Earth", per giunta in anteprima rispetto alla pubblicazione dell'album nel resto del mondo, prevista il 24 luglio. Solitamente il quotidiano ha una distribuzione di 2 milioni e 300 mila copie, ma è prevedibile che per questa edizione speciale la tiratura verrà aumentata e le vendite saranno decisamente supeiori.
Con l'accordo stretto con il "Mail on Sunday", Prince mette a segno una mossa promozionale eccezionale e assolutamente senza precedenti. E questo anche senza voler considerare il tornaconto economico, certamente considerevole, dell'iniziativa. Il suo ventiquattresimo album di studio non entrerà in classifica ma sarà un traino enorme per la sua immagine, per i suoi live in Inghilterra e per il suo catalogo, visto che "Planet Earth" finirà nelle mani di molti lettori del quotidiano che non conoscevano la sua musica. Non ultimo, segnerà un ulteriore tappa nella rivoluzione in corso nel mercato discografico.
La prima, risentita, reazione è stata dei commercianti inglesi: «Si tratta di un insulto verso tutti quei negozianti di dischi che hanno sostenuto Prince nel corso della sua carriera» ha commentato Paul Quirk, dell'associazione dei commercianti dello spettacolo. «Ed è anche un altro esempio della cultura dannosa che sta distruggendo qualsiasi percezione sul valore della musica registrata». Poi la stoccata ironica e minacciosa, che lascia intendere quanta ostilità abbia suscitato l'idea di Prince: «L'artista precedentemente noto come Prince» ha commentato Quirk riferendosi al cambio di nome deciso da Prince negli anni 90 «dovrebbe sapere che grazie a un atteggiamento come questo egli presto sarà l'artista precedentemente disponibile nei negozi di dischi».
Secondo Stephen Miron, direttore editoriale del "Mail on Sunday", «i commercianti di disci ancora vivono nel passato e non hanno sviluppato sufficientemente i loro affari». Rifiutandosi di rivelare quanto l'accordo con Prince sia costato al suo giornale, Miron ha aggiunto che «questa iniziativa potrà anche migliorare il business dei commercianti, solo se rinunceranno alla loro mentalità ristretta».
La notizia della distribuzione gratuita del disco di Prince ha suscitato anche la reazione della sua casa discografica. La divisione inglese della Sony Bmg ha annunciato di voler estromettere dalla sua distribuzione in nuovo disco del folletto di Minneapolis: «Visto il numero di copie distribuite con il giornale, ci è sembrato il minimo dover esonerare i negozianti dall'accordo di distribuzione per quanto riguarda il Regno Unito» ha dichiarato un portavoce della Sony Bmg."

Ma quanta arroganza da parte dei negozianti di dischi e della Sony!
Ma possibile che uno non possa fare ciò che vuole della propria musica?!
Sono proprio dei parassiti! E non venissero poi a raccontare che non bisogna scaricare musica attraverso il p2p perché si danneggia l'artista. In realtà le più danneggiate sono loro!

Ecco il brano "Guitar" presente nel suo ultimo cd "Planet Earth", trovato in tudou.com:

mercoledì 4 luglio 2007

Senza pietà

Sì, senza pietà!
E’ questa la mia prima reazione di fronte a un malato di sclerosi amiotrofica che chiede invano di non servirsi più delle macchine per rimanere in vita.
E’ difficile dare un giudizio sull’eutanasia o sull’accanimento terapeutico, ma è altrettanto sbagliato per me prendere una posizione univoca.
Comunque di fronte ad una tale condizione, a fare l’ultima scelta dovrebbe essere il malato perché nessuno può capire fino in fondo le sofferenze che è costretto a subire.
Mi rimarrà sempre nella memoria
Piergiorgio Welby, che lo scorso inverno aveva posto di fronte all’opinione pubblica il tema dell’eutanasia.
Welby non era un tipo che voleva semplicemente evitare il dolore perché poco attaccato alla vita. Al contrario l’ha amata sempre anche se quella degli ultimi tempi era divenuta ormai insostenibile.
Ancora non ventenne, venne a conoscenza di essere affetto da sclerosi amiotrofica, una malattia bastarda che ti spegne lentamente bloccando ogni muscolo.
Per anni ha lottato fino all’ultimo ma alla fine aveva perso l’unica cosa che lo faceva sentire ancora vivo: lo scrivere.
Comunicava solamente attraverso un apparecchio elettronico in quanto arrivato ad una condizione tale da impedirgli di parlare.
Quella non era più vita intesa nel suo senso più pieno e questo Welby ha cercato di comunicarlo a tutti noi.
Ecco il suo messaggio trasmesso su tutti i telegiornali:




Come si fa a non provare pietà?
Come si fa a non farsi prendere dal ragionevole dubbio che forse un malato abbia il diritto di rifiutare un accanimento terapeutico?

Come ha fatto il Cardinale Ruini a rifiutare anche di celebrare il funerale?

Quest’ultima cosa è la più vergognosa! Ruini ha avuto il coraggio anche di dire in seguito che è stata una scelta sofferta… Belle parole, veramente belle parole! Le dovrebbe andare a dire alla povera madre più che 80enne che ha dovuto assistere ai funerali laici di fronte la sua parrocchia.
La Chiesa Cattolica ha fatto uno sbaglio gravissimo che secondo me va contro il principio forse più importante del messaggio di Dio: la misericordia!
Negli anni si sono celebrati i funerali di chiunque anche di uno dei più feroci dittatori della storia,
Augusto Pinochet. E poi ci si scandalizza se tale cosa l’ha fatta notare Andrea Rivera durante il concerto del Primo Maggio …

Come Welby, ci sono numerose persone in Italia nelle stesse condizioni.
Uno di questi è l’ex arbitro Nuvoli che all’età di 53 anni riesce a mala pena a comunicare grazie a un macchinario.
Anche lui vuole staccare la spina perché non riesce più a sopportare il dolore sia fisico che psichico.
Ecco una breve notizia presa dall’articolo “ Nuvoli si arrende “Staccate le macchine” “ presa da “
laRepubblica” del 28 giugno 2007:


“«Non voglio più curarmi. Staccate le macchine». E’ il desiderio di Giovanni Nuvoli, 53 anni, l’ex arbitro di calcio affetto da sclerosi laterale amiotrofica. Nuvoli tramite una lavagna, ha dato queste indicazioni al suo dottore, Carlo Sini, in presenza inoltre di un infermiere e di un assistente. Lo ha reso noto l’associazione Luca Concioni. La conferma è arrivata anche dalla moglie di Nuvoli. L’uomo, dopo 14 mesi di ricovero nel reparto di Rianimazione dell’ospedale di Sassari, è tornato nella sua casa di Alghero.”

martedì 3 luglio 2007

Questa volta hanno vinto loro

E' di poche ore la notizia che il sito russo AllOfMp3.com ha chiuso in quanto non più raggiungibile.
Mi direte: dove sta la notizia? Migliaia di siti chiudono ogni giorno, perché soffermarsi su questo in particolare?
AllofMp3.com faceva ben sperare per chi vuole pagare la musica in modo ragionevole e legale.
Infatti permetteva a chiunque di scaricare brani musicali in qualsiasi formato e qualità. Il tutto, oltre al vantaggio di non doversi trovare di fronte a dei file "blindati" cioè leggibili solo in alcuni apparecchi come l'Ipod, era disponibile ad una modica cifra che si aggirava sui 15 centesimi di dollaro a brano o 3 dollari ad album.
Ecco come ne parlava solo qualche mese fa, la rivista "Idea Web
" di febbraio:

"Con la spregiudicata politica di prezzo, il sito russo AllOfMP3 (www.allofmp3.com) si è imposto all'attenzione dei fan di tutto il mondo. 3,16 dollari per l'ultimo album dei Depeche Mode, 3,09 dollari per Robin Williams, 2,43 dollari per Eric Clapton e J.J.Cale! Niente male, vero? Una vera miniera d'oro per qualsiasi patito di musica. Il catalogo è estremamente ricco e per ciascun brano è possibile scegliere tra dodici diversi formati, dall'Ogg all'Mp3x a differenti livelli di qualità. Il prezzo varia in base alla qualità scelta, per cui il costo di un Mp3 a 128 Kbps sarà inferiore a quello dello stesso brano a 192 Kbps. Ma la novità più "succulenta" riguarda la possibilità, per gli utenti registrati, di scaricare gratis fino a 100 brani, anche se in formato, l'Mp3x, ascoltabile solo stando collegati ad Internet e usando l'apposito software.
Insomma, l'assortimento di autori e brani, la facilità di registrazione alla community, i prezzi competitivi e la possibilità di scaricare tanti brani a costo zero, fanno di questo sito un sicuro riferimento nel panorama mondiale."

Tutto questo a distanza di così poco tempo sembra essere finito. Ecco infatti la notizia che dà oggi
PuntoInformatico:

"Suscita attenzione un evento che è stato inseguito per anni dalle major della musica e che era nell'aria ormai da alcuni mesi: la chiusura di Allofmp3.com, considerato il "negozio musicale" di maggior successo in rete dopo Apple iTunes.
Per verificare l'effettiva chiusura del sito è sufficiente tentare di accedere al suo indirizzo, che risulta non disponibile. Il che però, come molti notano in queste ore, non significa che gli autori del celebre sito abbiano chiuso baracca e burattini.
Un nuovo spazio web, Mp3Sparks.com è già attivo, con il database del sito precedente e già pronto a ricevere le richieste degli iscritti ad AllofMp3.com.
Si tratta, evidentemente, di un nuovo passo della lunga battaglia delle major contro il sito, divenuto nel tempo sempre più scomodo per Mosca nella sua marcia di avvicinamento all'Organizzazione mondiale del Commercio (WTO)"

Questa sarebbe la globalizzazione?
Le imprese possono delocalizzare la produzione e comprare all'estero, mentre ai consumatori questo è vietato?
Ormai le Major hanno veramente il potere di fare il bello e cattivo tempo su internet.
Internet da luogo libero per eccellenza, dove quasi tutto si può fare e dove le notizie viaggiano in tutto il mondo in tempo reale, si sta trasformando in una miniera di soldi per le Major e in generale per le grosse imprese.
Dal "tutto gratis", al "tutto a pagamento".
Dai tempi di
Napster ne è passata di acqua sotto i ponti.
Come scrivevo su un precedente
post, le Major invece di adattarsi e trovare nuove forme di profitto, cercano, e a mio avviso comunque invano, di mantenere i loro privilegi bloccando tutto ciò che è novità e che potrebbe metterle in pericolo.
Questo è sbagliato oltre che deleterio per le due parti in conflitto.

AllOfMp3.com era a tutti gli effetti un sito legale in quanto rispettava le leggi russe. In Russia vige una legge che fa pagare i diritti attraverso una specie di forfait, lo stesso metodo utilizzato dalle radio.
Già una volta c'era stata una causa tra la
RIAA e il sito russo ma l'aveva vinta quest'ultimo.
Ultimamente però hanno tentato in ogni modo di tappargli le ali ad esempio impedendo i pagamenti con i maggiori istituti di credito, come Visa e Mastercard.
La causa era stata riaperta chiedendo un risarcimento, tenetevi forte, di ben 1,65 MIGLIAIA DI MILIARDI DI DOLLARI per risarcire gli 11 milioni di downloads effettuati. Ma avete capito bene? 150.000 dollari a canzone!
La Russia nel frattempo si è ovviamente adeguata alle richieste di rendere il sito illegale, perché era il minimo per tentare di entrare all'interno del
WTO.

Comunque tale servizio pare ancora non sia del tutto soppresso. Infatti dall'articolo di "
PuntoInformatico" sopra citato, si appura che nel frattempo ne è stato aperto un altro, tale Mp3Sparks.com, che contiene tutto il database di AllOfMp3.com.
Vediamo come andrà a finire questa battaglia legale

lunedì 2 luglio 2007

Vaffanculo Day

Non lo dimenticate: l'8 settembre andiamo tutti al Vaffanculo Day!
Il grande Beppe Grillo sta organizzando un'altra delle sue e questa volta la cosa si fa più seria.
L'8 settembre in tutte le maggiori città italiane ci saranno manifestazioni contro la classe politica in generale.
Un Parlamento dove il tasso di criminalità è pari a 1 pregiudicato ogni 10: peggio di Scampia!
Questo sistema non può andare avanti. Desta e sinistra ci stanno prendendo in giro perché spesso si alzano grandi scontri durante la campagna elettorale e alla fine sulle cose importanti fanno le stesse cose.
Prodi fino adesso non ha fatto niente per migliorare la situazione ad esempio cominciando a cancellare il conflitto di interessi.
Forse Berlusconi alla fine è il migliore amico di alcuni uomini di sinistra, come ad esempio il Vicepremier e Ministro degli Esteri Massimo D'Alema.
O forse la sinistra è piena di persone senza un "cuor di leone" come ad esempio il Ministro della Giustizia Clemente Mastella che appena il Ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni cercava di fare un disegno di legge su questo tema, subito ha glissato dicendo che forse era troppo punitivo e che quindi non l'avrebbe votato o si sarebbe astenuto. A proposito: ma mi dite perché Mastella si è alleato con la sinistra? Io non lo capisco... Lui è di centro, e allora se ne andasse a riempire le fila della miriade di partitini fuori dalle coalizioni. Ah è vero, se non si coalizzasse il suo piccolo partito sparirebbe...
Comunque Grillo è andato il 26 giugno 2007 a parlare anche al Parlamento europeo della disastrosa situazione italiana. Ecco una piccola parte del suo discorso:



Il filmato intero invece lo trovate qui
Inoltre vi posto un breve estratto dell' intervento tratto dal suo blog:

"Putin ci ha ricordato, dopo gli omicidi di giornalisti e oppositori del suo Governo, e qualche flebile denuncia del nostro Governo, che l’Italia è il Paese della mafia. Io, su questo punto, sono parzialmente d’accordo. La mafia, in realtà le mafie, ognuna con una sua identità regionale, sono un problema minore nel mio Paese.
Il problema vero è il Parlamento italiano che contiene un numero di individui giudicati in primo e secondo grado, una settantina, e 25 condannati in via definitiva, da far impallidire Al Capone e Don Corleone insieme.
Putin, se mi ascoltasse, potrebbe obiettare che sono state le mafie a farli eleggere o il voto di cittadini favoriti e collusi con la criminalità organizzata. Niente di tutto questo. Forse la stampa internazionale non lo sa ancora, ma due anni fa in Italia c’è stato un colpo di Stato. La legge elettorale è stata cambiata per impedire ai cittadini di votare il loro candidato. I partiti, non più di dodici persone, hanno deciso chi doveva fare il deputato o il senatore. La legge fu voluta da Berlusconi, l’opposizione si oppose poi, quando andò al Governo, Prodi la confermò. E’ meglio, molto meglio, per i partiti far eleggere dei loro impiegati che avere in Parlamento dei rappresentanti dei cittadini. Meglio pregiudicati che liberi.
Putin ci ha sottovalutato, le mafie in Italia contano meno dei partiti e sono più oneste, non dicono di essere democratiche e dalla parte dei cittadini.
L’Italia è una nazione con un Parlamento non eletto dai cittadini, simile più a un istituto di pena che a un luogo in cui si dovrebbero decidere le sorti della Nazione.
Il mio è un appello per restituire la libertà di voto e di informazione all’Italia.
L’otto settembre organizzerò in ogni città d’Italia una manifestazione, l’ho chiamata Vaffanculo day. Una via di mezzo tra il D-day dello sbarco in Normandia e V come Vendetta.
Quel giorno gli italiani dovranno riprendere in mano il loro Paese distrutto da decenni di partitocrazia, di massoneria piduista, di intrecci tra banche e mafia, di ingerenze del Vaticano nella cosa pubblica, dalla informazione di Stato e diBerlusconi, dai conflitti di interesse.
La Borsa di Londra e quella italiana dovrebbero fondersi. Vorrei chiedere agli inglesi: ma siete sicuri? Volete associarvi al più grande conflitto di interessi europeo. In cui il punto di riferimento è il noto pregiudicato Cesare Geronzi, coinvolto in quasi tutti gli scandali finanziari d’Italia e condannato per bancarotta? La Borsa Italiana va chiusa, non deve infettare anche il resto d’Europa. E’ un luogo in cui Unicredit-Capitalia ha la maggioranza relativa di Mediobanca che ha la maggioranza relativa di Generali che è uno dei principali azionisti di IntesaSanpaolo, il suo maggiore concorrente. E’ il luogo in cui uno come Tronchetti si fa passare da industriale distruggendo il valore di Telecom e di Pirelli insieme con lo 0,11 di capitale azionario di Telecom.
L’Italia è il Paese di Valentino Rossi e del maggior numero di morti per incidenti stradali. Il Paese del sole senza impianti di energia solare. Il Paese dell’arte con discariche e inceneritori e rigassificatori come nessuno in Europa. Il Paese del Diritto Romano con 350.000 leggi inapplicabili e in conflitto tra loro. La libertà di stampa, quella poca che ci è rimasta, è in pericolo. Il Parlamento voterà a luglio al Senato una legge per impedire che siano rese pubbliche le intercettazioni disposte dalla magistratura che riguardano i politici.
Ragazzi, se l’otto settembre, non ce la faccio, chiederò il diritto di asilo."

L'8 settembre lancerà anche un'iniziativa di legge popolare divisa in tre punti fondamentali (presi sempre dal suo blog):

"PRIMO: Nessun cittadino può candidarsi se condannato in via definitiva o in attesa di giudizio.

SECONDO: Nessun cittadino italiano può essere eletto per più di due legislature. Regola valida retroattivamente.

TERZO: I candidati devono essere votati dai cittadini con la preferenza diretta."

Diffondete in giro questa notizia il più possibile perché difficilmente i media ne daranno una grossa visibilità.
Quando avrò più informazioni, vi terrò aggiornati